Il franchise di “Shrek” si è rivelato per la Dreamworks una vera e propria cuccagna: basti pensare che anche questo “Shrek e vissero felici e contenti” di Mike Mitchell, quarto capitolo della serie, è riuscito a portarsi a casa quasi 700 milioni di dollari nonostante sia stato riconosciuto quasi universalmente come un prodotto assai lontano dai fasti dei primi due episodi. Viene da domandarsi a questo punto se sarà veramente il capitolo finale, cosa augurabile visto che, se si inizia a rubare idee ad altri film, la serie potrebbe non concludersi mai.“Shrek e vissero felici e contenti” è difatti quasi una sorta di remake del capolavoro di Frank Capra “La vita è meravigliosa”, con il simpatico orco che si ritrova a vivere in una realtà in cui non è stata prevista la sua messa al mondo. Una evidente mancanza di originalità che inficia buona parte della pellicola, che si ritrova anche a copiare parti dei precedenti episodi eccedendo in autoreferenzialità. Nonostante ciò non siamo distanti dai livelli del terzo episodio, dove si era già registrata una frenata in termini qualitativi. Come pro non c’è quella smania di parodiare contemporanei fenomeni di costume cercando di far ridere a tutti i costi, ed il dolce sentimento che lega Shrek a Fiona, centrale nei primi due episodi, torna piacevolmente a farsi sentire. Come contro, però, si ride meno rispetto ai predecessori, e seppure Tremotino sia un cattivo che funziona e ci siano alcune buone trovate, come il gatto con gli stivali in versione extra-large, questo si può definire il capitolo meno divertente della serie. Sintomatico ad esempio è il caso di Ciuchino, personaggio a tratti quasi antipatico quando invece era il più simpatico del primo film.
Capitolo animazione: la resa grafica è più che buona e la grande novità del 3d non è un mero surplus per guadagnare soldi (va detto che in questo settore la Dreamworks si difende piuttosto bene). Per concludere, “Shrek e vissero felici e contenti” è un episodio che aggiunge poco alla serie e non così necessario; però tornare in compagnia di questi strambi personaggi non dispiace, anche se per la quarta volta. Ora è bene che la casa di Jeffrey Katzenberg molli definitivamente il suo personaggio simbolo per trovare nuove belle storie da raccontare, come le è già riuscito con “Dragon trainer”.
Voto dell'autore 3.2/5

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Recensione musicata -
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