Le Navy SEAL (Sea, Air and Land) sono le forze speciali della marina militare degli Stati Uniti, che hanno svolto e svolgono un ruolo di primo piano nella lotta al terrorismo e in altre missioni particolarmente delicate. Al corpo delle Navy SEAL è dedicato “Act of valor”, opera a metà strada tra il film bellico e l’action-movie, diretta a quattro mani da una coppia di registi esordienti, Mike McCoy and Scott Waugh. La maggiore particolarità di “Act of valor” è la partecipazione diretta delle vere Navy SEAL, non solo in qualità di consulenti: i protagonisti del film, infatti, sono dei reali membri della marina militare americana, i cui nomi non sono stati resi pubblici.Alle prese con un soggetto del genere, per di più “sponsorizzato” dalle stesse Navy SEAL, il rischio di scivolare in una pura operazione encomiastica era quanto mai consistente, e infatti “Act of valor” si rivela proprio questo: un gigantesco “spot promozionale” della marina, di certo apprezzabile negli intenti (rendere omaggio al valore di coloro che hanno sacrificato la propria esistenza alla lotta contro il terrorismo), ma decisamente meno dal punto di vista degli esiti artistici. Un tema complesso e controverso, ovvero la strategia del terrore post-11 settembre, costituisce un puro pretesto in una sceneggiatura schematica e manichea, che non riesce a trasmettere la giusta partecipazione nei confronti dei protagonisti (troppo poco è lo spazio riservato alla psicologia dei personaggi affinché il pubblico possa affezionarsi a loro).
La maestria tecnica e l’impressionante realismo che caratterizzano le innumerevoli (troppe) sequenze d’azione non bastano a conferire spessore ad un film che, a conti fatti, somiglia più ad un lungo (interminabile) videogioco. E sorge spontaneo interrogarsi sulla fragile moralità di un’opera che associa la guerra ad un frenetico susseguirsi di sparatorie, esplosioni e scene cariche di adrenalina, anziché restituirne il profondo senso di orrore, come in passato avevano fatto film quali “Apocalypse now”, “Full metal jacket” o “La sottile linea rossa”; ma lì si trattava di grande cinema, mentre “Act of valor” resta confinato ad un mero intrattenimento condito da una blanda retorica.
Voto dell'autore 3/5

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Recensione musicata -
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