Spie e spioni in Medio Oriente a rivaleggiare nel mezzo del deserto, dove il petrolio galleggia in superficie diffondendo il suo potente tanfo mediatico. “Killer elite”, diretto da Gary McKenndry, è un film muscolare, tonico come un gin, pieno di ritmo ben sostenuto secondo gli schematismi hollywoodiani, la minaccia mediorientale su cui si gioca ammiccando continuamente con il pubblico e tutti i classici stereotipi del genere. Non solo, la cosa più tediosa è però un’altra: qualsiasi grande o piccolo avvenimento diviene il pretesto per una inconsulta scazzottata. Risse che fanno impallidire l’arcaico mito del John Wayne del 1952 di “Un uomo tranquillo” e il “cristallo duro” Bruce Willis (divenuto ora troppo tenero e insignificante), e con le quali tuttalpiù reggono il confronto quelle di Rocky.Sta di fatto che Jason Statham risulta verosimile in tutto quello che fa, anche nelle cose impossibili; Robert De Niro diverte e palesemente si diverte senza prendersi troppo sul serio (come al contrario fa l’acrobatico Statham); Clive Owen ci crede ma risulta meno efficace e dipende anche dal regista Gary McKendry, che non è di certo l’ispirato Alfonso Cuarón de “I figli degli uomini”, dove Clive al contrario rendeva, anche se non come ai livelli del memorabile “Closer”. Il resto del cast segue semplicemente le linee di una pleonastica sceneggiatura di Matt Sherring, uno script di puro intrattenimento su temi scottanti tratti dal romanzo di Ranulph Fiennes.
C’è di più: questo “Killer elite”, che non c’entra niente con lo sfortunato film omonimo del grande Sam Peckinpah, somiglia terribilmente, dal punto di vista del ritmo concitato e della tipologia di suspense, al recente “Safe house”; solo che in quel caso c’era una regia di maggior vigore e una sceneggiatura un poco più accattivante. Per McKendry c’è ancora tempo, è solo il primo film, ma c’è già una bella voragine di futilità davanti al suo primo passo.
Voto dell'autore 2.8/5

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Recensione musicata -
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