Quando è stato annunciato il reboot di Spider-Man con Marc Webb alla regia, si è discusso subito su come l’autore del film indipendente “500 giorni insieme” avrebbe potuto conciliare la sua vocazione per la commedia sentimentale di nicchia con le aspettative degli amanti del fumetto o, ancor peggio, della precedente trilogia di Sam Raimi. Quello che non è stato preso in considerazione, tuttavia, è che l’ex specialista di video musicali avrebbe saputo sfruttare la propria inclinazione per lo humor e il sentimento ricreando da zero un Peter Parker molto più vicino all’originale rispetto al protagonista di Raimi, in perfetta scuola Spidey secondo i fumetti di Stan Lee e Steve Ditko e capacissimo di cogliere ciascun punto essenziale del cuore pulsante dell’eroe mascherato. “The amazing Spider-Man” (in 3D) porta così una piacevole sferzata di novità con sé.Tanto per cominciare, noterete immediatamente alcune fondamentali differenze con i vecchi film, da una Mary Jane del tutto assente, qui sostituita dal primo amore di Peter, Gwen Stacy, al fatto che quest’ultima si innamorerà del ragazzo piuttosto che della maschera, al contrario della rossa per la quale avevamo imparato a simpatizzare grazie a una splendida Kirsten Dunst. A tal proposito, niente lacrime: Emma Stone è un’attrice straordinaria e altrettanto bella, che ha oramai dimostrato più volte di sapersi calare in ruoli assai diversi tra loro: si vedano gli esempi dell’ironico “Easy girl” o del commovente “The help”, dove riesce a farsi spazio pur avendo al fianco un cast di vere stelle del cinema. La dimensione sentimentale di “The amazing Spider-Man”, naturalmente, diviene così tanto importante da essere al centro delle vicende di Parker, se possibile, ancora di più che nell’Uomo Ragno interpretato da Tobey Maguire; ciò nonostante, Webb dà prova di un’incredibile sensibilità nel regalare al proprio film un tocco di fedele classicità, che in un paio di scene richiama rispettosamente quella perfetta macchina funzionante costruita da Raimi nel suo primo capitolo – capitolo che ad oggi, per certi versi, risulta ancora migliore di questo reboot in fase di sperimentazione. Ad aggiungere altre novità al contesto arrivano comunque delle notevoli scene d’azione, un po’ per merito della recente tecnologia in 3D, un po’ ringraziando le meravigliose inquadrature di una New York sottostante ad opera di John Schwartzman (candidato all’Oscar per “Seabiscuit – Un mito senza tempo”).
Andrew Garfield, leader dei nuovi volti di Hollywood assieme alla Stone, è una scelta pienamente azzeccata, un attore in grado di controllare l’ironia di un personaggio al contempo epico e drammatico, dotato di un fisico asciutto quanto nervoso e carismatico, nonché di un viso praticamente eccezionale nella sua naturale espressività. Ed è davvero incredibile come possa destreggiarsi tra il giovane sofferente di “Non lasciarmi” e un Peter Parker adolescente che ama andare sullo skate, specie se pensiamo che non ha ancora compiuto 29 anni. Il restante cast, com’era prevedibile che accadesse, s’improvvisa caratterista per lasciare spazio ai due protagonisti: Rhys Ifans, Denis Leary, Martin Sheen e Sally Field su tutti costituiscono una giostra di personaggi secondari capaci di dare ognuno il suo contributo al film, che nell’insieme appare affrettato in uno o due punti di svolta (la trasformazione di Peter in vigilante, per esempio, o quella del dottor Connors in criminale), ma gode di assoluta tempestività nell’inaugurare una nuova epoca di attori, così come un nuovo modo di fare del buon cinema.
Voto dell'autore 4.1/5

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Recensione musicata -
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