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Filmedvd intervista Edoardo De Angelis, regista di “Mozzarella stories”

Curiosità

In occasione della proiezione del film Mozzarella stories domani sera al Kino Village di Roma, Filmedvd ha intervistato il regista esordiente Edoardo De Angelis, nato a Napoli e cresciuto a Caserta assieme alle tre donne della sua vita. La storia che De Angelis ci propone nel suo primo lungometraggio è quella di Ciccio “Dop”, che dopo aver scontato una condanna in carcere per aver ucciso un suo concorrente rientra a Caserta per riprendere possesso della sua azienda di mozzarelle di bufala. A causa dell’enorme concorrenza cinese, però, la sua azienda entrerà ben presto in crisi, tanto che il fallimento vedrà inasprirsi i suoi metodi da imprenditore camorrista.

Ma il suo mondo di Ciccio collasserà anche da tutti gli altri punti di vista: la figlia Sofia, bella e intelligente, sarà accompagnata da un cantante neomelodico fallito e innamorato di un’altra donna; Dudo, uno dei suoi killer professionisti, entrerà in crisi esistenziale; mentre un contabile detto “Il Ragioniere” dovrà scontrarsi con i debitori più sciagurati. La proiezione di Mozzarella stories al Kino, questo mercoledì, farà parte delle cosiddette KinoCene, un abbinamento tra cibo e film: tavoli in sala, menù a prezzo fisso, film incluso, e ogni pietanza che si vedrà sullo schermo sarà servita in contemporanea (info e prenotazioni: bistrot@ilkino.it).

 

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Mozzarella stories è un po’ il film della sua vita, o almeno di una parte di essa, e oltre a essere il suo lungometraggio d’esordio le ha già procurato numerosi riconoscimenti, anche a livello internazionale. Molti artisti di successo hanno iniziato proprio così, scrivendo di quello che sentivano di più. Era un film che sentiva particolarmente di dover fare, e se sì, come pensa che si evolverà il suo cinema in futuro?

Io sono cresciuto a Caserta, e tutti i personaggi, le situazioni che ho visto, soprattutto riguardo all’ambiente della mozzarella di bufala, della musica e della pallanuoto, sono tutte esperienze che ho raccolto. La sintesi di queste esperienze ha prodotto le storie che si intrecciano in Mozzarella stories. Credo di essermi ispirato a quello che conosco, perché non sono un regista cinefilo, mi piace guardare pochi film ma molte volte, quindi l’esperienza per me è la fonte d’ispirazione per le storie che mi piace raccontare. È la realtà quello che m’ispira, non altro cinema. Per i prossimi film, per le prossime storie vale la stessa regola, solo che nel frattempo ho fatto altre cose, ho vissuto in altri posti e quindi le storie probabilmente saranno diverse, pur conservando uno sguardo che mi piace molto e una linea guida che tengo sempre presente: sia nella scelta che nello sviluppo delle storie, che è quello del paradosso.

 

Com’è stato crescere assieme ai personaggi maschili della sua storia, nella città di Caserta? Li ha sempre guardati dalla distanza, con una certa consapevolezza critica nei loro confronti, o è rimasto coinvolto in alcune delle loro vicende personali?

Chiariamo prima di tutto che i personaggi non nascono direttamente da individui in particolare. Diciamo che le persone incontrate negli anni in cui ho vissuto a Caserta, e anche altre persone che ho incontrato nel periodo in cui sviluppavo il film, mi hanno ispirato a costruire questi personaggi, che seguono invece le regole della finzione e della rappresentazione, mantenendo però la verità della loro fonte originale d’ispirazione, quindi mantenendo un’aderenza e una credibilità di fondo. C’è questo meccanismo di trasfigurazione tra la fonte d’ispirazione e la storia, e non c’è un approccio di tipo neorealista al racconto: vedo delle cose e ne invento delle altre che si ispirano a quelle. Per esempio, se ci riferiamo all’arresto di qualche giorno fa di Giuseppe Mandara, sicuramente quello è un personaggio che io ho incontrato ed è stato anche un incontro importante. Dopo, le nostre strade si sono divise praticamente subito per sua volontà, perché avendo letto il copione dev’esserci stato qualcosa che non ha gradito. Ecco, quel personaggio lì ha sicuramente contribuito alla costruzione di un protagonista come Ciccio “Dop”, che rappresenta la summa di tutti i caseifici e gli allevatori di bufale che ho incontrato lungo lo sviluppo del film.

 

Com’è nato il personaggio di Sofia? È vero che l’ha scritto apposta perché venisse interpretato da Luisa Ranieri?

Luisa è sicuramente l’interprete perfetta per un ruolo così, perché è il ruolo di una donna di carisma, di bellezza fisica che non può esistere senza l’intelligenza, e il mistero che risiede dietro fa di lei, secondo me, l’attrice perfetta per un’eroina visionaria come Sofia.

 

Emir Kusturica, che è poi il produttore esecutivo del film, l’ha definita un talento visionario. In che modo pensa di esserlo, e quali sono stati gli artisti visionari che l’hanno ispirata di più nel processo di scrittura e realizzazione di Mozzarella stories?

Rispetto a quello che ha detto Emir dovremmo chiederlo a lui. A me piace osservare la realtà e poi però cercare di capire cosa c’è dietro e cosa c’è oltre, perché in questo c’è lo scarto tra il quotidiano e il cinema, dove quest’ultimo tratta della sintesi del quotidiano stesso. Kusturica, in particolare, è un autore che amo molto, come amo molto gli autori della nostra grande tradizione della commedia all’italiana, proprio perché come dicevo prima sono affascinato fino all’ossessione dal paradosso, e tutto ciò che è paradosso o che contiene un senso di spiazzamento mi attrae, sia nella vita che nel racconto.

 

Come ha scoperto l’amore per il cinema, e quanto l’ha influenzata a livello artistico crescere con tre donne accanto?

Ho provato a fare vari mestieri nel campo sportivo senza essere mai soddisfatto, anzi diciamola tutta: ho provato sempre un senso di grande insoddisfazione in questi tentativi. Poi ho scoperto che nel cinema si potevano chiamare tutte le persone più brave, i migliori pittori, i migliori musicisti, attori… metterli insieme e creare un mondo che prima non esisteva. E qui ho capito che quello sarebbe stato il mio mestiere, perché mi attrae in maniera forse perversa ma potentissima la possibilità che il cinema ti dà di creare mondi che prima non esistevano. Mia zia, mia madre e mia nonna mi hanno allevato con questo enorme amore femminile che mi ha dato sicuramente un grande rispetto per le donne: donne portatrici di un mistero, un mistero che non sono minimamente capace di comprendere né di decifrare. Così, nel modo in cui io dipingo le donne, invece che tentare di spiegarle mi limito a mettere in scena questo mistero.

 

Quali sono le sue attrici italiane preferite al momento?

Al momento la mia attrice preferita è Luisa Ranieri; però sono curioso di incontrarne delle altre. Soprattutto quando ho fatto il casting di Mozzarella stories, ma anche in generale, sono sempre stato curioso di conoscere cosa c’è di nuovo, se ci sono degli attori o delle attrici che non ho mai visto. Quelli mi incuriosiscono molto, perché mi piace l’idea di fare film con facce sempre nuove, con corpi nuovi e con registri interpretativi che ancora mantengono una sorta di verginità.

 

 


Scritto da martedì 24 luglio 2012
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