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A lezione di cinema con Joe Cornish, regista di “Attack the block”

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Si è tenuta ieri pomeriggio a Roma, a Cinecittà, la lezione di cinema con Joe Cornish organizzata dalla NUCT – Scuola Internazionale di Cinema e Televisione – in collaborazione con Filmauro. Dopo aver rilasciato una breve intervista ai giornalisti, il regista inglese del fantascientifico action-movie Attack the block – Invasione aliena, in uscita quest’oggi nelle sale italiane, ha risposto alle domande del direttore artistico della NUCT Francesco Alò per una divertente master class all’insegna degli effetti speciali del film.

Cornish, 43enne di scuola britannica, è nato come conduttore radiofonico di programmi comici per la BBC; stessa industria, la sua, che ha tirato fuori talenti come Edgar Wright, Simon Pegg e Nick Frost. Basti aggiungere che, di recente, ha sceneggiato Le avventure di Tintin – Il segreto dell’Unicorno per il grande Steven Spielberg. Di seguito le domande e le risposte più interessanti della lezione.

 

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Lei è cresciuto in un quartiere povero proprio come quello che si vede nel film. Quanto ha influenzato tutto questo le sue scelte di ambientazione?

Sì, è vero. Ma devo anche dire che sono cresciuto in una bella casa, con dei bravi genitori e andando in scuole molte buone. Londra, d’altronde, è fatta così: si possono trovare case popolari accanto a case vittoriane nello stesso identico quartiere.

 

Da dove nasce l’idea del film?

L’idea di combinare fantasia e realtà nasce dai film che mi sono piaciuti negli anni ’80, vedi E.T. L’extra-terrestre, Creature e altri, quasi sempre ambientati negli USA. L’idea degli alieni, in particolare, nasce invece dalla mia gatta che è completamente nera. Di spalle dà l’idea di una silhouette fatta d’ombra.

 

Quanto l’hanno influenzata gli inglesi con il loro Sci-Fi?

Credo che tutti i britannici abbiano visto Doctor Who. Ma poi ci sono Ken Loach, Mike Leigh e tutti quegli inglesi che sono molto bravi con il realismo sociale ma non con la fantascienza. La Gran Bretagna negli anni ’80 si è un po’ persa, mentre ora è nel pieno di una ripresa, con Gareth Edwards, Duncan Jones…

 

È vero che la sceneggiatura è stata scritta su carta?

Sì. 113 pagine circa.

 

Com’è collegato il film agli episodi avvenuti in Inghilterra la scorsa estate?

Attack the block è stato realizzato prima di quegli episodi. Io ero a cena a Napoli e quando sono tornato a casa ho visto tutto alla Tv, così ho mandato un’e-mail ad Aurelio [De Laurentiis], che per tutta risposta mi ha chiesto se per caso volevo mi mandasse un elicottero di salvataggio. Sì, ci sono delle connessioni tra le due cose, ma ciò che è avvenuto a Londra la scorsa estate è stato molto più grande e complicato di tutto questo.

 

La serie Tv Misfits, che vede anch’essa il tema della fantascienza in periferia, le è stata forse d’ispirazione?

Non l’ho mai vista, quindi no. È vero però che io cerco la fantascienza nel mondo reale: guardo gli edifici alti e penso alle navicelle spaziali, vedo i cappucci e le bandane dei ragazzi e immagino le storie sui samurai, sento il loro slang e ricordo quello parlato in Arancia meccanica.

 

E per quanto riguarda il film coreano Attack the gas station?

Sì, c’è una connessione, in effetti. Ed Attack the gas station è un bellissimo film, ve lo consiglio.

 

Quando ha preso la decisione di dirigere questo film?

Ho sempre voluto dirigerlo. Ho lavorato con la commedia perché tutti ridevano di me, ma ho sempre voluto scrivere e dirigere un film.

 

A cosa sta lavorando adesso?

Sto lavorando a un film fantasy. Ho sempre amato il fantasy. Ma non posso dirvi altro.

 

Quali sono i registi che vorrebbe con sé?

Se potessi, vorrei avere una squadra composta da Walter Hill, Steven Spielberg, James Cameron, John Carpenter e Joe Dante.

 

 attack-the-block-immagine.jpg

 

È vero che ha avuto contatti con J.J. Abrams?

Lui è un grande fan del film, ha scritto cose molto belle al riguardo. Però non ci sono in vista collaborazioni, anche se sarebbe eccitante.

 

Una cosa che mi è piaciuta molto sono i dettagli dei peli degli alieni. Come sono stati realizzati?

È stato un bel problema. Le società degli effetti speciali possono strafare per avere più soldi. Noi abbiamo dovuto lavorare molto in post-produzione proprio per correggere il profilo del pelo, assieme alla società degli effetti digitali.

 

Il film è dunque un omaggio agli anni ’80, ma è anche in grado di avvicinare i giovani d’oggi.

Ero un 38enne quando ho iniziato a scriverlo, 41enne quando l’ho realizzato e 43enne adesso. Ho avuto quest’idea nel 2001, ma avevo undici anni quando ho deciso che volevo fare film. Più che altro, volevo fosse simile a Duel, Terminator, Mad Max… film dove al posto del dialogo c’è l’azione, la fuga, l’evasione. Una grande idea con pochi soldi a disposizione. Cameron, per esempio, ha usato il suo garage per il primo film di Terminator, e quella era la mia ambizione.

 

Lei ha studiato in una scuola di cinema a Londra?

No, in realtà era una scuola vicino al mare. La stessa scuola di Edgar Wright e molti altri. Una cosa che ho capito delle scuole di cinema è l’importanza delle relazioni che ci costruisci dentro, dei rapporti di amicizia tra ventenni che sono pronti a prendersi seriamente e che proprio per questo, ancora adesso, fanno film.

 

Lei ha lavorato in molti posti diversi, prima di dedicarsi alla regia.

Sì, ho lavorato in radio, come critico cinematografico, in una videoteca. Ho applicato capsule di alluminio sulle bottiglie di vino nel sud della Francia…

 

Negli anni ’90 fino al 2000, gli alieni dei film erano simili agli alieni “ufficiali”. Lei invece li ha reinventati e lo stesso spiegati scientificamente. Perché?

Dovevo farlo. È stata una coincidenza, non avevamo soldi a sufficienza per ricreare quelli “veri”. E poi volevo fare qualcosa di diverso, come chiunque.

 

Come ci si approccia ai film con pochi soldi?

Beh, noi abbiamo avuto sette milioni di sterline a disposizione, che non sono pochi. Detto questo ho iniziato facendo parodie di film con un amico, utilizzando pupazzi e set di cartoncino. C’è sempre un modo. Il mio consiglio è quello di prepararsi, prepararsi e ancora prepararsi. La preparazione è gratuita! E serve a prevenire i problemi.

 

La colonna sonora del film è originale?

Sì, è stata composta da una band inglese. Le sole canzoni pop che si possono sentire sono quelle che ascoltano i protagonisti. Mi piacciono i film con le musiche originali, come I predatori dell’arca perduta.

 

Piccole o grandi produzioni?

Quando scrivi è lo stesso. Sei da solo davanti al computer. La differenza era tra lo scrivere per me e il farlo per Spielberg. Ma in linea generale preferisco i film con un forte sentimento e coinvolgimento emotivo a quelli con gli effetti speciali costosissimi. Battleship non m’è piaciuto per niente, e aveva un sacco di soldi tutti per sé.

 

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Scritto da mercoledì 30 maggio 2012
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