Venerdì, nel lussuoso Hotel Hassler di Roma, si è tenuta la conferenza stampa del nuovo gioiello di casa Dreamworks, Il gatto con gli stivali (Puss in boots). La pellicola nasce da una costola di Shrek: difatti il rosso felino era già noto al pubblico come compagno d’avventure dell’orco verde, e visto il suo alto gradimento la casa di produzione ha deciso di dedicargli un intero film. All’incontro con i giornalisti erano presenti il fondatore delle Dreamworks Jeffrey Katzenberg, il regista Chris Miller e gli attori Antonio Banderas e Salma Hayek, che hanno prestato la voce rispettivamente a Gatto e Kitty “zampe di velluto”.
Com’è nata l’idea di portare questo personaggio sul grande schermo come protagonista?
Jeffrey Katzenberg: Nel film Shrek 2 c’è un momento incredibile nel quale il gatto con gli stivali entra in scena volando e dice: “Abbiate paura di me, se potete osare”. È stato subito un personaggio molto forte, con un carattere deciso ma allo stesso tempo vicino anche alle emozioni più intime del pubblico; da quel momento era destino che si facesse un film su di lui. Abbiamo voluto molto Chris Miller, era nel team creativo di Shrek 2 e regista di Shrek Terzo; ha amato molto questo personaggio e si è voluto assumere la responsabilità di portarlo sul grande schermo con un film tutto suo, interamente dedicato a lui.
Signor Miller, come ci si sente ad aver portato sullo schermo il miglior gatto d’animazione dopo i mitici Aristogatti?
Chris Miller: Avendo lavorato su Shrek, avevamo già dato il via a questo personaggio. È stata un’esperienza liberatoria, abbiamo avuto la possibilità di inventare un mondo che è diverso da quello di Shrek; sapevamo che sarebbe stato un film coraggioso, potente, romantico, sexy.
Signor Banderas, lei ha dichiarato che ci sono degli aspetti che la rendono simile al gatto con gli stivali: quali sono?
Antonio Banderas: Non ricordo dove ho dichiarato ciò. Io adoro questo personaggio, ovviamente ha delle similitudini e delle differenze con la mia persona: è molto forte, quasi aggressivo, tenacissimo ma anche molto divertente. È vero, sembra costruito intorno a delle cose che avevo già fatto: c’è qualcosa di Zorro, ad esempio il cappello e la spada, ma anche del Robin Hood di Errol Flynn e anche di altri personaggi del genere "cappa e spada". C’è una dicotomia nel personaggio di Gatto: lui ha una voce forte, intrappolata nel corpo di un gattino. Per me è stata una scelta di recitazione che crea un contrasto molto interessante, una stonatura che non ci si aspetta e che lo rende a mio avviso spettacolare.
Come si è trovato a doppiare lo stesso personaggio in inglese, spagnolo ed italiano? Ci può far sentire una battuta di Gatto in italiano?
Antonio Banderas: Mi piace moltissimo parlare in italiano, ma ho paura di sbagliare. Non ricordo una lunga citazione ma… "Sono un gatto felice di essere a Roma, ma sono anche molto stanco!" (in italiano, ndr). Quando si cercano dei limiti in un personaggio e ne fissi i tratti salienti è difficile comunque renderlo in quel modo. È stato difficile fare il doppiaggio in spagnolo, figuriamoci in italiano! Certe volte le frasi erano lunghe rispetto ai movimenti del felino e altre volte Gatto si muoveva sullo sfondo e non lo si vedeva bene, era difficile adeguare il doppiaggio ai movimenti del personaggio.
Quali sono state le differenze tra il doppiaggio nelle diverse lingue?
Antonio Banderas: Bisogna adattarsi quando si fa un doppiaggio, ma si possono aggiungere piccole cose qua e là. Per esempio, per l’edizione in spagnolo ho deciso utilizzare l’accento “malagueno”. Nella versione italiana ho un accento ispanico. Ci sono piccole diversità e con il passare del tempo ho inserito qualche sospiro, ho aggiunto qualche commento che non era presente nella sceneggiatura. È stato più rilassante rispetto al doppiaggio originale perché era come se ogni volta entrassi più a fondo nel personaggio e lo conoscessi meglio, quindi mi sentivo libero di aggiungere sfumature e particolari; questo grazie anche al lavoro molto passionale e libero che abbiamo fatto in studio e che ha permesso a noi attori di dedicarci completamente ai personaggi che rappresentavamo.
Jeffrey Katzenberg: Noi cerchiamo sempre di adattare i nostri film a molte lingue piuttosto che doppiarle semplicemente. Tutti portano un dose di creatività all’adattamento, anche per avere maggior cura del pubblico finale; ogni versione vorremmo fosse vicina nel miglior modo possibile alla cultura del paese nel quale il film verrà proiettato.
Signora Hayek, si è divertita a prestare la voce a Kitty?
Salma Hayek: Per me è stato un lavoro da sogno, lo potevo fare senza trucco o in pigiama, e lo potevo fare dovunque mi trovassi! È stato meraviglioso interpretare un personaggio fortemente femminista, un personaggio forte che ha sempre l’ultima parola. Kitty è tosta, salta da un edificio all’altro, è stata un’esperienza liberatoria, divertente, e certe volte, quando sono bloccata nel traffico, mi capita di pensare: "Come vorrei essere Kitty in questo momento!". Mi ha dato la possibilità di viaggiare per il mondo con queste persone fantastiche. È divertente ora presentare il film, venire qui a Roma e mangiare il cibo italiano. Il gelato lo adoro! Insomma, continuo a divertirmi. È stata una straordinaria esperienza che ho affrontato senza idee precostituite; naturalmente ho chiesto una mano al regista, che mi ha aiutato molto.
Non avete pensato a inserire ne Il gatto con gli stivali personaggi che sarebbero comparsi anche nella saga di Shrek?
Chris Miller: Non abbiamo creato dei caratteri per il futuro, abbiamo creato una versione particolare del gatto con gli stivali. Se guardate a Shrek è un film ambientato in un mondo nord-europeo, questo invece è un film molto latino, molto mediterraneo. Non ci sono i riferimenti alla cultura popolare che c’erano in Shrek, ma abbiamo voluto creare una storia leggendaria. Si parla di fiaba e del mondo visto dagli occhi di Gatto.
Come avete messo su una sceneggiatura con elementi fiabeschi molto eterogenei, presi da tradizioni diverse (il gatto, l’uovo, i fagioli magici insieme a elementi tipicamente western)?
Antonio Banderas: Il primo copione era una base per cominciare a lavorare, perché il processo creativo era all’inizio e da quel primo script alcune scene sono state cambiate. È come un organo vivente: da attore tu hai la libertà di fare tutto quello che ti pare, di metterci del tuo, se la mattina arrivi in studio e dici “Ho scritto qualcosa ieri sera, possiamo provare come rende?”, vieni subito accolto con molto calore e partecipazione dall’intero studio. È come plasmare tutti insieme la stessa creazione e lasciarsi anche un pò andare alla sua natura.
Salma Hayek: A me non hanno mai dato la prima sceneggiatura, non ho avuto un copione e quando abbiamo iniziato Chris mi ha fatto molte domande; era chiaro che nelle loro menti il personaggio doveva essere sullo stesso livello di Gatto, ma non sapevo che tipo di micia sarebbe stata. Queste domande mi hanno molto aiutata, mi hanno fatto sentire veramente parte del progetto. È stato un lavoro che si arricchiva di idee e mi sono sentita incoraggiata; ciò che realizzavo mi faceva sentire un’attrice migliore.
Chris Miller: È stato un progetto collaborativo enorme. Abbiamo creato il film tutti insieme, è stato come un puzzle gigantesco. Mentre si scriveva si faceva animazione e costantemente la storia evolveva e si teneva viva. San Ricardo contiene riferimenti a città spagnole e messicane, in particolare a quella di San Miguel de Allende, nel Messico centrale.
Il gatto con gli stivali somiglia a un cavaliere spagnolo?
Antonio Banderas: È un cavaliere spagnolo! È molto importante per la comunità latina che vive negli Stati Uniti avere un film che rappresenti la nostra scommessa; tanto più perché si tratta di un budget molto alto dedicato da Hollywood a una storia "ispanica". In questo film i cattivi parlano inglese mentre i buoni hanno l’accento spagnolo. L’idea di sostenere la comunità spagnola è molto forte negli Stati Uniti. È importante creare la possibilità che certi personaggi non siano più dei semplici cliché. Il carattere di Kitty è splendido perché è uno spirito libero, è una donna spagnola forte ed è fondamentale che il mio personaggio non sia il classico "macho" spagnolo che tutti si aspettano. Nella scena finale, quando Kitty se ne va con gli stivali di Gatto e lui la guarda, è come se le dicesse "Ti amo". È rilevante questo carattere dei personaggi per la comunità ispanica degli Stati Uniti, è necessario sostenere la diversità culturale.
Signora Hayek, ritiene che Kitty, con la sua astuzia, possa essere considerato un personaggio femminista?
Salma Hayek: Penso che per troppi anni le donne sono state private della loro capacità di lotta, delle loro unghie, ma fortunatamente abbiamo sempre il modo per farci sentire e soprattutto la capacità di riuscire a improvvisare e adattarci alle situazioni. Noi facciamo del nostro meglio anche nelle peggiori situazioni. Riusciamo sempre a sopravvivere. È una caratteristica non solo mia ma prettamente femminile, e sono felice che sia stata rappresentata in questo modo.
Signor Banderas, quali saranno i suoi prossimi progetti?
Antonio Banderas: Finché ci sono una buona storia e un bravo regista mi piace lavorare su ogni progetto. Negli ultimi anni ho deciso di lavorare solo con persone con cui mi trovo bene, ho cominciato a "tagliarmi i vestiti da solo" anche se si tratta di interpretare un personaggio piccolo. Sono qui perché mi è piaciuto il progetto. L’Italia è stata sempre una gran forza nel mondo cinematografico, forse più nel passato, ma oggi ci sono registi di ottimo calibro. Ho in ballo un film del quale Paolo Sorrentino sarà produttore: è la storia di un cubano al quale muore il figlio e si dirige a Washington per parlare con Barack Obama. Una storia vera di qualche anno fa, ma non so se entrerò nel progetto, visto che quest’anno dirigerò un mio lungometraggio e poi mi aspettano altri impegni lavorativi.
Kitty e Gatto faranno dei gattini nel prossimo film?
Salma Hayek: Io e Antonio stiamo già pensando ai nomi. Dovrete chiederlo a Katzenberg se sta già pianificando il sequel. Mia figlia Valentina è rimasta delusa che i due gatti non si bacino nel film, ci si aspetta sempre che tra i protagonisti nasca un amore. La pellicola lascia una forte speranza e dimostra forse l’amore più puro.
Jeffrey Katzenberg: Noi ci siamo letteralmente innamorati degli attori protagonisti e questo non accade sempre. Siamo molto entusiasti all’idea di girare un sequel, ma occorrono due fattori determinanti: la reazione positiva del pubblico, fondamentale affinché questo film diventi un grande successo, e una buona storia con un buon narratore. Siamo nelle mani di Miller.
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