E’ stato presentato questa mattina a Roma Sulla strada di casa, il film diretto da Emiliano Corapi che sarà nelle sale da venerdì prossimo. Protagonista di questo dramma dai contorni noir, che racconta la storia di un piccolo imprenditore ligure che si ritrova al centro di un traffico criminale, è l’attore Vinicio Marchioni, reso famoso grazie al ruolo del Freddo nella serie televisiva Romanzo criminale. Questa mattina, in occasione dell’anteprima del film, abbiamo incontrato il regista Emiliano Corapi e gli attori Vinicio Marchioni e Daniele Liotti (al loro fianco nel cast anche Donatella Finocchiaro e Claudia Pandolfi), che ci hanno raccontato la loro esperienza sul set di Sulla strada di casa.

Come è nata l’idea di girare Sulla strada di casa?
Emiliano Corapi: Il film è stato presentato in numerosi festival e ha ricevuto diversi premi. L’idea è nata da un articolo di giornale che raccontava come la criminalità organizzata preferisse avvalersi di corrieri incensurati. Mi ha colpito l’idea che persone comuni, pur senza essere criminali, si assumessero un rischio così grande pur di risolvere situazioni personali. Lavorando su questo spunto ho focalizzato ciò che, secondo me, poteva essere il tema del film. Volevo creare un’opera con della tensione ma soprattutto con uno spessore drammatico, non mi interessava fare un film puramente di genere. Ho cercato di evadere gli stilemi tipici di un film di genere a favore di un registro più realistico. Il tema della storia è la necessità di rimanere integri e fedeli alla propria identità: un tema classico che però mi sembrava attuale in un periodo di confusione come quello che stiamo vivendo, in cui spesso siamo costretti a prendere scelte sbagliate, perché comportarsi in maniera corretta diventa sempre più faticoso. È proprio quello che accade al protagonista del film, Alberto.
Come avete costruito i due personaggi principali, Alberto e Sergio?
Emiliano Corapi: Per me l’aspetto centrale del film è l’avvicendamento fra i due personaggi, perché è il momento in cui scopriamo il loro dramma umano. Attraverso questo avvicendamento il film lascia più spazio ai significati; mi sembrava un espediente interessante dal punto di vista narrativo. Sergio è un personaggio che ha preso delle scorciatoie fino a rovinarsi la vita, e il film lo mostra nel suo punto più basso. Alberto è invece un personaggio poco smaliziato, e si trova a pagare questa "lentezza", ma in compenso è consapevole di ciò che sta facendo. Sulla strada di casa racconta la guerra fra due disgraziati.
Daniele Liotti: Mi ha colpito la frustrazione di Sergio, la frustrazione per non aver realizzato i propri obiettivi. Sergio potrebbe essere una proiezione di Alberto nel futuro, in un’ottica quasi onirica. Sergio è un personaggio irrisolto e immaturo, ma in cerca di riscatto; ha scelto la strada più facile ma si rende conto che questa non gli ha dato la felicità. È un uomo in cerca di redenzione, perso nel turbine degli errori commessi e prigioniero della propria paura. Il film racconta un caso estremo e trasmette una profonda tensione.
Vinicio Marchioni: Ho iniziato con l’inflessione ligure del personaggio, un’inflessione molto rara nel cinema. Quell’inflessione era già un indizio relativo al personaggio: Alberto è un uomo normale, e questa è una delle cose più difficili per un attore.
È stato difficile realizzare un progetto del genere, con un budget così ridotto?
Emiliano Corapi: Abbiamo presentato il film al Ministero della Cultura e a RaiCinema: il copione è stato apprezzato, ma non gli è stato dato alcun finanziamento. Sulla strada di casa era un progetto complicato, con numerose location ed inquadrature dispendiose. I produttori hanno deciso comunque, con coraggio e generosità, di credere nel film e di investirci, e questo è stato fondamentale. Realizzare un film in Italia non è facile, perché prima è necessario avere l’appoggio dei grandi distributori, perché altrimenti si rischia di non arrivare sul mercato.
Daniele Liotti: Questo film è stato girato più di due anni fa, grazie alla passione e all’impegno di persone che hanno accettato di lavorarci in cambio di un semplice rimborso spese. Anche solo con pochi mezzi, il film riesce a tenere lo spettatore incollato alla sedia, e non è un merito da poco. Tuttavia, non si capisce perché il cinema indipendente italiano debba rimanere al palo così spesso.
Vinicio Marchioni: È un dato di fatto che, in un periodo come questo, possa uscire nelle sale un film realizzato con meno di 300.000 euro, ed è un dato di fatto che una società come la Iris Film abbia scelto di puntare su un progetto del genere e di distribuirlo in venti copie. Personalmente sono molto orgoglioso di aver partecipato al film.
Signor Marchioni, cosa l’ha interessata maggiormente della storia raccontata nel film?
Vinicio Marchioni: Mi ha colpito moltissimo che questa fosse la storia di due persone assolutamente normali. Spesso nei film recenti si spiegano troppe cose, mentre la cosa meravigliosa di questa pellicola è che si racconta solo una piccola parte dei personaggi, per far entrare lo spettatore in una storia più grande. Se il cinema è lo specchio della realtà, è giusto anche rappresentare la paura di persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese e che fanno un’enorme fatica per mantenere intatta la propria integrità.
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