La scuola, luogo di passaggio e di formazione per gli adulti di domani, ma anche dolorosa “palestra di vita” tanto per gli alunni, quanto per gli insegnanti: il teatro ideale per un numero incalcolabile di pellicole, che in un modo o nell’altro ci hanno offerto uno sguardo “dentro le mura” – parafrasando il titolo originale di uno dei migliori film sull’argomento del cinema degli ultimi anni, “La classe” di Laurent Cantet. Ne “Il rosso e il blu”, liberamente ispirato all’omonimo libro di Marco Lodoli, il regista Giuseppe Piccioni, anche sceneggiatore insieme a Francesca Manieri, ci porta fra le pareti di una scuola superiore di Roma, per raccontarci un anno nella vita di studenti e insegnanti, rappresentato proprio nella dicotomia fra il “dentro”, dove regna una rigida definizione di ruoli e regole, e il “fuori”, nella vita privata e familiare, che spesso nasconde situazioni di profondo disagio. Il punto di vista del film è ripartito fra tre personaggi focalizzatori, ciascuno dei quali costituisce l’emblema di un determinato approccio alla professione dell’insegnante. C’è Giuliana (Margherita Buy, alla sua quinta collaborazione con Piccioni), preside precisa e severa, costretta a sopportare i costanti tagli all’istruzione pubblica (in una delle prime sequenze la vediamo mentre porta lei stessa i rotoli di carta igienica nei bagni) e determinata a tenere le distanze rispetto ai propri alunni. C’è Fiorito (un Roberto Herlitzka dal formidabile sarcasmo), professore di storia dell’arte cinico e disincantato, contraddistinto da un’ironia dissacrante nei confronti della scuola, ma anche degli studenti, che da anni passano “come ombre” nella sua vita. E poi c’è l’ultimo arrivato, Giovanni Prezioso (Riccardo Scamarcio), un giovane supplente idealista che tenta con ogni mezzo di stimolare i suoi ragazzi alle lettere, alla poesia e alla cultura.
In perenne equilibrio fra dramma e commedia, “Il rosso e il blu” (ovvero i due colori della matita con la quale i professori segnalavano la differente gravità degli errori) ci offre non soltanto uno spaccato della scuola di oggi, vittima per troppi anni di una politica scellerata, colpevolmente ostile verso l’istruzione e la cultura, ma anche del degrado morale e culturale della società intera, dividendo equamente le “colpe” fra insegnanti demotivati, alunni distratti e genitori assenti o non sempre adeguati. Il risultato, pur senza raggiungere i livelli di intensità – e di realismo – di film come il succitato “La classe” (probabilmente a causa di un eccessivo ripiegamento su alcuni cliché, che rendono lo sviluppo narrativo piuttosto prevedibile), riesce comunque a proporci un’interessante riflessione sulla funzione della scuola e sulla necessità di un dialogo, per quanto complesso, fra i giovani impegnati a costruire il proprio futuro e chi ha il gravoso compito di accompagnarli e di guidarli in una parte fondamentale del loro percorso.
Voto dell'autore 3.7/5

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Recensione musicata -
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