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Scheda del film

La grande bellezza
trailer del film
Genere: Commedia
Nazione: Italia , Francia
Anno di produzione: 2013
Data di uscita al cinema: 21/05/2013
Durata: 142 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: Premio Oscar - Miglior Film Straniero
Golden Globe - Miglior Film Straniero
4 European Film Award - Miglior Film, Regista, Attore, Montaggio

4.14/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 5 voti
590° su 3955 in assoluto
74° su 806 nel genere Commedia
12° su 255 nell' anno 2013
3.53/ 5

Voto utenti Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 77 voti
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Trama e recensione del film La grande bellezza

Jep Gambardella, noto giornalista e scrittore col vizio del bere e presenza inappuntabile delle volgari e modaiole feste mondane della capitale, si circonda di una borghesia inviperita, tracimante e crudele verso il prossimo, dove ogni festa o ricevimento diviene la buona occasione per sputare veleno sugli altri, in una Roma dall’amara vita, in cui gente di spettacolo, politici, dame della società nobiliare e cardinali quasi si confondono nella loro inconsistente vacuità a-sociale.

La grande bellezzaSotto una coltre di lastricata bellezza resiste una città, eterna e immutabile, gloriosamente lenta e irriducibile, eppure dentro a pezzi, navigata da relitti e braccia stanche, corpi glabri, umanità sconsacrate, derelitti sconvolti e sconvolgenti. Toni Servillo, protagonista del film di Paolo Sorrentino, “La grande bellezza”, plasma, scavando dentro di sé, un’armonia ammirevole delle componenti della recitazione nel ruolo di Jep, mentre il suo amico Romano è interpretato da un Carlo Verdone insolitamente misurato ed equilibrato nelle sue splendide note dolenti. Jep inizia ad accompagnarsi a Ramona (Sabrina Ferilli, melanconica di borgata), una matura spogliarellista che guarda il mondo delle feste della capitale con gli occhi di una bambina, disorientati su di un bel corpo dall’andamento senile. Gli amici di Jep cadono, lasciano Roma, si abbandonano dentro al vuoto delle cose, dominanti e subdole, mentre la grande bellezza se ne sta lì, quieta sottopelle, come la natura, le statue, i volti di cera, l’oblio.

La vertigine più intensa della carriera di Paolo Sorrentino è rappresentata da questo film in cui, sorretto dal team di fiducia Umberto Contarello (alla sceneggiatura, sempre in collaborazione col regista stesso) e Luca Bigazzi (alla fotografia), affigge come acquerelli profili alti e bassi di una Roma (ma potrebbe essere anche un’altra grande città d’Italia) incartapecorita, ferma, intorpidita sulle posizione di stallo, dove vigliaccheria e senso di abbandono, d’infinita tristezza, l’hanno vinta su quelle che dovrebbero essere le emozioni più elementari. Ma il lavoro straordinario del regista napoletano consiste nel gettare più di un occhio su di una città faticosamente ostile al nuovo e alla purezza dell’arte, soffocata, laddove la grande bellezza fatica a resistere. Fluidi movimenti di dolly s’insinuano nelle vegetazioni a ridosso delle corti, percorrono come uccelli in volo il Tevere e penetrano come stranieri dentro ville e regge dove la ricchezza ostentata e preziosamente conservata è l’antitesi alla dispersione sfilacciata dell’anima di persone che hanno smarrito la coscienza del sentire. Vedono, toccano, ma non sanno afferrare l’essenza di quella grande bellezza che brancola in un mondo buio, regno d’ignobili ideali.

L’idea del film corale, nato da tutta una serie di appunti raccolti dal regista sin da quando era ragazzo, si sposa benissimo con il racconto in prima persona, spesso come voce narrante, di Jep / Toni, e con le fisionomie (nel cast ci sono anche, fra gli altri, Carlo Buccirosso, Iaia Forte, Isabella Ferrari, Roberto Herlitzka, Pamela Villoresi, Galatea Ranzi, Serena Grandi) di uno squallore che non ha confini: le scene in discoteca e sulle terrazze romane ne danno una visione esemplare. Sorrentino ci offre uno sguardo disincantato, l’enigma del turista della città eterna, in un certo senso; l’enigma di una città affascinante e magnetica di notte, caotica e asfissiante di giorno, fino all’inconciliabile condizionamento del Vaticano che sovrasta tutto, dei suoi alti prelati e dei cardinali, che non affrontano la via del dubbio, preferendo la fossilizzazione dei concetti espressi come dogmi universali. “Vale la pena, per me, raccontare tutto questo. Una delle impagabili meraviglie che offre il racconto cinematografico è quella di provare a frequentare un sentimento e a trovare forme di bellezza dappertutto, anche nei luoghi scarnificati dai più elementari principi estetici e morali. È un’impresa che può rivelarsi spiazzante e faticosa, ma anche profondamente libera”, confessa Paolo, e con questo concetto ci esprime una visione del cinema al lavoro del tutto calzante con il suo ultimo film, il suo lavoro più personale.

“La grande bellezza” costituisce una pellicola di rara potenza espressiva, plausibilmente il capolavoro di Paolo Sorrentino, accolto molto positivamente anche al Festival di Cannes e vincitore del premio Oscar come miglior film straniero. Se “La dolce vita” di Federico Fellini, riferimento imprescindibile per Sorrentino, si proponeva come il punto di partenza di una visione del mondo pienamente / pianamente borghese, “La grande bellezza” è il preoccupante punto di arrivo, il terminal dell’area passeggeri a spasso. Armonia e disincanto, follia e dolore, volti noti, facce scavate, fossili, pagliericci, un non sentire, un non percepire, un non ascoltare che non è vita. Eppure, qualcosa si muove sotto e dentro alle cose. Un ricordo. Uno sguardo oltre il soffitto, fino al mare. Due occhi di fanciulla, due coppe di gonfia reminiscenza carnale. Un amore. Perduto? Vissuto? Una (l’unica?) grande bellezza.


Voto dell'autore 4.4/5
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