Tratto dall’omonimo libro di Lise e Ceil Friedman, “Letters to Juliet” di Gary Winick è una commedia sentimentale americana ambientata quasi del tutto in Italia, più precisamente fra Verona, dove la protagonista scopre “Il club di Giulietta”, una associazione realmente esistente di volontariato che risponde a tutte le lettere lasciate sotto il balcone dell’eroina shakesperiana, e le verdi colline della Toscana, dove si verifica la ricerca di un amore perduto nel tempo. Ed è questa ricerca il fulcro narrativo del film, un road-movie ad alto tasso di romanticismo.In quel di Hollywood purtroppo essere romantici significa troppo spesso anche essere prevedibili e banali. “Letters to Juliet” non è l’eccezione che conferma la regola, visto che gli sviluppi sentimentali sono già intuibili dai titoli di testa. È un’opera fieramente ancorata a tutti gli stereotipi del caso, quelli che ci fanno dire “queste cose succedono solo nei film”, conditi con altrettanti luoghi comuni sul nostro paese che fanno sempre piacere (una bella ragazza che gira da noi è matematicamente oggetto di apprezzamenti). Insomma difficile provare un coinvolgimento profondo per uno spettacolo certo non spiacevole ma oltremodo affettato.
Belle le location ed orecchiabile la colonna sonora (ad un certo punto appaiono anche gli 883, un colpo al cuore per uno della mia generazione). Azzeccati gli interpreti, con la giovane Amanda Seyfried, vista in “Mamma mia!”, e la veterana Vanessa Redgrave, per una pellicola che però ha troppo il sapore della favoletta, e non è questione di essere più o meno romatici.
Voto dell'autore 2.7/5

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Recensione musicata -
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