“Il più intelligente e brillante dei miei film”, come lo ebbe a definire Charlie Chaplin, ma anche il film più criticato e meno gradito dal pubblico americano alla sua uscita (1947), nella irripetibile carriera del celebre regista, attore, sceneggiatore e produttore. Stiamo parlando di “Monsieur Verdoux”, la prima ed ultima commedia nera di Chaplin, che porta in scena una storia ideata niente di meno che da Orson Welles: quella di un ex-impiegato di banca datosi ad una redditizia quanto criminosa attività, ovvero sposare e far scomparire facoltose vedove.Lo sconvolgente passaggio della seconda guerra mondiale si sente fortissimo in questa pellicola (nonostante sia ambientata a cavallo fra le due guerre), dove Chaplin abbandona quasi definitivamente la pantomima, e con essa l’ingenua e speranzosa maschera di Charlot. Verdoux è difatti un uomo al contrario disilluso e cinico, che si è piegato ad un sistema dove l’umanità sembra un ostacolo, e che così, invece di subirlo passivamente, ne entra in modo poco ortodosso negli ingranaggi. Il suo fine è nobile, quello di dare una dignitosa esistenza alla sua famiglia, ma in questo caso non giustifica i mezzi. Ma è il vorace capitalismo che lo mette spalle al muro, colpevole allo stesso modo di partorire azioni come quelle di Verdoux, che di fare del mercato delle armi un enorme affare. Siamo di fronte dunque ad un Chaplin più riflessivo, a tratti molto caustico nei confronti del proprio paese, soprattutto nel cupo finale, ma che non si scorda comunque di farci ridere, con alcune sequenze eccezionali: i tentativi a vuoto di liberarsi di una delle sue mogli (Martha Raye), o il suo ultimo, ma non celebrato, matrimonio.
In questa opera poi si può apprezzare tutto il talento attoriale del comico, perfettamente a suo agio nei triplici panni di dolce padre di famiglia, di sopraffino adulatore, e di spietato affarista. Stranamente non fu menzionato agli Oscar, cosa che invece accadde alla sceneggiatura, quasi perfetta con i suoi interessanti dialoghi, gli efficaci personaggi e gli equivoci abilmente costruiti. Un Chaplin, per concludere, diverso dal solito, ma che ugualmente non delude.
Voto dell'autore 4.5/5

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Recensione musicata -
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