C’era una volta (per la precisione nel 1978) “Animal House”, film capostipite del filone demenziale delle commedie “scolastiche”, passato alla storia per il suo scatenato “toga party”. Dopo il cult di John Landis, numerose sono state le variazioni sul tema che hanno immortalato sullo schermo le “bravate” della gioventù americana, fino ad arrivare a “Project X – Una festa che spacca”, film a medio budget diretto dall’esordiente Nima Nourizadeh, con lo zampino di Todd Phillips (il fautore del successo di “Una notte da leoni”) alla produzione. La storia, decisamente semplice, vede al centro dell’azione tre adolescenti alquanto stereotipati: Thomas (Thomas Mann), classico bravo ragazzo un po’ timido, Costa (Oliver Cooper), l’inarrestabile “casinista” di turno, e J.B. (Jonathan Daniel Brown), l’amico cicciottello e alquanto “sfigato”, ai quali si aggiunge il semi-invisibile Kirby (Kirby Bliss Blanton), che li segue per tutto il tempo con una macchina da presa.Dove il film andrà a parare risulta chiaro fin dall’inizio: la mega-festa organizzata da Thomas & company, all’insaputa dei borghesissimi genitori, si rivelerà un’apoteosi di caos e sregolatezze di ogni tipo (dall’alcool all’ecstasy), fra ragazze in topless, pomiciate selvagge e – dulcis in fundo – scene di distruzione degne di “Apocalypse now”. Ora, al di là delle varie gag (qualcuna divertente, altre meno), spesso all’insegna del politicamente scorretto, la domanda è: come va considerato esattamente “Project X”? Un inno al ribellismo giovanile anti-borghese? Difficile, dal momento che la gioventù descritta nel film non incarna neanche lontanamente alcun tipo di ribellismo, ma solo la parossistica ricerca di uno “sballo” identificato essenzialmente nel sesso a buon mercato. Una graffiante satira sulla superficialità dei ricchi teenager americani? Neppure, dal momento che la pellicola simpatizza in tutto e per tutto con i suoi giovani protagonisti.
No: “Project X” è, molto più banalmente, una semplice teen-comedy goliardica, a tratti perfino piacevole (soprattutto per merito dell’azzeccato terzetto di interpreti), alla quale manca tuttavia la capacità di far scattare un reale meccanismo comico. Non che si pretendesse da questo film la stessa formidabile costruzione di un “Hollywood party” (giusto per rimanere nell’ambito di feste che si risolvono in una catastrofe), ma qui siamo più dalle parti di un “American pie” qualsiasi, in cui la trasgressione, fra l’altro, resta una mera facciata (e lo dimostra l’immancabile cotta di Thomas per la Barbie della porta accanto), sfociando piuttosto in una scontata misoginia di fondo. Il risultato complessivo è un conglomerato di cliché sull’edonismo festaiolo dei teenager americani, dal quale emerge, fra l’altro, un ritratto abbastanza deprimente della gioventù made in USA; che, per fortuna, non è solo quella rappresentata nel film.
Voto dell'autore 3/5

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Recensione musicata -
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