Ci sono sequenze entrate nell’immaginario collettivo che il tempo non sembra riuscire a cancellare; una di queste è certamente quella che vede Marilyn Monroe tenere giù la sua gonna bianca spinta dal malandrino soffio d’aria della metropolitana di New York. “Quando la moglie è in vacanza”, del genio della commedia americana Billy Wilder, è il film in cui comparì la celeberrima scena. Un’opera tratta dall’omonima pièce teatrale di George Axelrod, antecedente di tre anni all’adattamento cinematografico, che aveva come protagonista maschile Tom Ewell, che Wilder portò anche sul grande schermo facendogli vincere il Golden Globe come miglior attore.L’impianto della vicenda è fedele al testo originale, puntando soprattutto sulla vivacità dei dialoghi e delle situazioni, incentrate su una delle più diffuse debolezze dell’essere umano, ovvero l’infedeltà, soprattutto “quando la moglie è in vacanza”. Un desiderio struggente che avvinghia le fantasie della fervida mente di Richard, continuamente combattuto sul da farsi. Un conflitto interiore che Wilder mette in scena materializzando da una parte le paure e i sogni del protagonista e dall’altro seguendo da vicino i suoi continui soliloqui. Una formula che non rappresenta certo il massimo della verosimiglianza ma che risulta efficace nel trattare la materia, producendo un piacevole intrattenimento.
Il ritmo è ben calibrato ed il finale, che si potrebbe definire “lieto”, è di quelli che lasciano soddisfatti. Va però detto che la pellicola paga a tratti la sua impostazione teatrale, risultando un po’ monotona nella forma per il suo essere chiusa su stessa e sul suo protagonista. Ottime le prove di Ewell e della Monroe, con il primo che incarna perfettamente l’uomo comune in cui potersi riconoscere, e la seconda esemplare nel dar vita ad una irresistibile tentazione, mescolando ingenuità e sex-appeal.
Voto dell'autore 3.8/5

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