Scritto a quattro mani da Evgenia Peretz e David Schisgall e diretto da Jesse Peretz, già autore del mediamente apprezzabile “The ex”, nonché della fotografia di alcuni episodi della lanciatissima serie televisiva “New girl”, questa piccola commedia americana senza pretese, “Quell’idiota di nostro fratello”, è stata presentata in anteprima al Sundance Film Festival 2011, per uscire nelle sale statunitensi ad agosto e riscuotere un discreto successo tra gli appassionati del genere indie e la critica locale. Premettendo tuttavia che di indie movie non si tratta, dacché la produzione ha dovuto abbandonare le iniziali direttive per abbracciare una strada più commerciale, nel film possiamo rintracciare sin da subito tutti quegli indizi che ci farebbero pensare all’ennesima dramedy d’impronta yankee.Tanto per cominciare, in perfetta tradizione Frat Pack (nominativo che si dà a un particolare gruppo di attori comici americani che vanno da Ben Stiller all’emergente Jonah Hill), ad interpretare il protagonista Ned è un “pledge” (candidato / non ancora membro ufficiale) di lunga data, il Paul Rudd dal volto sempre fresco e pulito di “40 anni vergine”, “Una notte al museo” e “I love you, man”. Accanto a lui compaiono dunque numerosi altri pledge, quali Elizabeth Banks, Zooey Deschanel, Adam Scott, Rashida Jones, Steve Coogan e i neo-affiliati Hugh Dancy ed Emily Mortimer – scuola inglese e tanti bei film alle spalle – per un cast altamente stratificato ed eterogeneo capitanato dalla celebre Shirley Knight, la cui presenza sullo schermo in veste di madre amorevole del quartetto è quanto mai sospetta. Ciò nonostante, stelle del cinema leggero (e non) a parte, “Quell’idiota di nostro fratello” punta alla semplicità con un rispetto e delle credenziali irresistibili: Paul Rudd, capelli lunghi e barba sfatta, riesce a sfruttare appieno la sua comicità da brava-persona-messa-alle-strette, utilizzando con accattivante naturalezza quella faccia da inesperto perenne e facendo della probabile autoironia sulla propria carriera da attore; di contro, Emily Mortimer ed Elizabeth Banks, che nel lavoro di tutti i giorni si prendono maggiormente sul serio, si calano bene nella parte e aiutano un’ancora incerta Zooey Deschanel – che più di tanto non riesce comunque a fare, a meno che non sia diretta da registi navigati (vedi “E venne il giorno” di M. Night Shyamalan) o sperimentali (vedi “500 giorni insieme" di Marc Webb).
Armato di una calma spiazzante, che nella sua prima parte assume toni vaghi e forse un tantinello piatti, il film di Peretz non regala dialoghi particolarmente ingegnosi né battute fulminanti, riassumendosi in un contesto narrativo che non è la vera forza del prodotto risultante, quanto la scusa essenziale per mettere in moto alcune brillanti dinamiche attoriali interne. Qui, Paul Rudd ha la meglio su tutti gli altri: giovane, carino e disoccupato, ma pure buono e dolce come non ce ne sono più, il suo Ned guadagna punti dall’incontro / scontro con i vari personaggi che costellano la sua esistenza, e ogni suo passo, ogni sua battuta non possono che scatenare un soffio al cuore. Godibile, ma mai davvero impegnato, “Quell’idiota di nostro fratello” (in originale “Our idiot brother”) ha il suo pezzo forte nel protagonista del titolo, ed è il frutto non del tutto maturo del probabile esperimento di un regista non ancora pronto ad uscire dal coro.
Voto dell'autore 3.5/5

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Recensione musicata -
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