Di spazio in spazio, di luce in luce, di ombra in ombra, la Torino contemporanea, secondo il regista Marco Carniti (di formazione teatrale), è notturna ed ha buio da vendere. I personaggi del film “Sleeping around” vendono i loro corpi per noia, insoddisfazione, frustrazione inappagata / inappagante. Marcelo Casares (Darío Grandinetti), noto sociologo, s’incontra con Sara (la solita Anna Galiena, sessuale donna-furia), nota direttrice marketing, su un’ampia terrazza in braccio alle cupe stelle; cede ad una masturbazione sessuale dando l’impressione di cedere alle lusinghe della donna finalizzate alla conclusione di un importante affare economico, in cui l’uomo dovrebbe fornire la propria immagine per fare da testimone alla seguente campagna pubblicitaria della China Cola.Dopo il rifiuto, Marcelo abbandona la terrazza e attraversa la città, al cui interno si alternano, talvolta intrecciandosi, le losche peripezie di esseri umani in preda agli istinti più bassi ed umilianti. Ciascuno con le proprie ossessioni, le proprie manie, padroni della disillusione collettiva che coglie un microcosmo in evidente stato di confusione, non solo sessuale, ma proprio sociale. Detto questo, gli spunti che sono alla base del film denotano una certa importanza nell’evidenza dei fatti enucleati per brevi tocchi di assurdità, ma sono sviluppati con una grevità fine a se stessa, soprattutto dal punto di vista dei dialoghi. Nel fluire della narrazione, Carniti non riesce a rendere accattivante né tantomeno interessante nulla di quello che mostra, se non in parte per quel che riguarda la scenografia di Emita Frigato (David di Donatello per “Noi credevamo”), giostrata in un ambiente notturno che regala un’impronta vagamente cupa al contesto di mortale suicidio relativo alla dispersa bontà d’animi. Ancora meno si crede al cavilloso e volgare gioco di sporche seduzioni, spacciate per lividi puntigli d’autore, quando si assiste impotenti (perché è proprio questa la sensazione che il film dà, d’impotenza di fronte all’inutilità di certe stanche azioni ridondanti), ad interpretazioni di bassa qualità espressiva che non importano alcuna credibilità nelle azioni dei personaggi stessi. Il grottesco prende il sopravvento sul dramma e sull’ironia, che a tratti s’insinua fra le piaghe degli amori andati a male.
“Sleeping around” essenzialmente gira a vuoto su se stesso, nella propria ossessione d’autorialità, nella visione simil-apocalittica che sembra attendere il mondo. Carniti ci spiega, con cattiveria, la cattiveria della gente, e ciò, nonostante tutto, ha il suo punto di forza: un discorso non banale sulla seduttività del male… se solo fosse stato sviluppato meglio, anche in funzione di una interazione rivelatasi poi mediocre con tutto il gruppo di attori ed attrici. Non basta, pertanto, una ricerca estetica sullo stile per rendere incisivo un film che fallisce proprio laddove sarebbe servita una spinta in più, nella profondità del messaggio generale. La presunta influenza dal “Girotondo” di Arthur Schnitzler (nonostante la base del soggetto sia di testi teatrali di altri autori) sembra alla fine un tentativo d’elevare l’interesse culturale di un film esageratamente deformato proprio nelle sue componenti di maggior impatto.
Voto dell'autore 2.8/5

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Recensione musicata -
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