Dopo aver diretto, fra il 2008 e il 2010, una delle migliori serie televisive mai realizzate in Italia, “Romanzo criminale”, il regista Stefano Sollima debutta al cinema con un film impegnativo e controverso, in cui ci offre un ritratto dall’interno del “braccio violento della legge”, ovvero il reparto mobile della polizia di Stato: “ACAB – All cops are bastards”, adattamento dell’omonimo libro di Carlo Bonini, sceneggiato per il grande schermo da Daniele Cesaranio, Barbara Petronio e Leonardo Valenti. Un film che, ripercorrendo alcuni dei più clamorosi fatti di cronaca del 2007 (anno di ambientazione delle vicende), disegna uno spaccato fosco e inquietante della violenza che cova nelle metropoli italiane, sfociando spesso in episodi di intolleranza, razzismo e xenofobia.Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro e Marco Giallini interpretano rispettivamente i ruoli di Cobra, Nero e Mazinga, tre celerini che vivono alle prese con una continua guerriglia urbana: una guerriglia che logora i nervi e la psiche, che li ha trasformati in autentiche macchine da combattimento e li ha portati a sviluppare una feroce ostilità nei confronti di ogni individuo estraneo o potenzialmente pericoloso. Tre agenti su cui grava ancora il peso dei sanguinosi scontri del G8 di Genova e del famigerato pestaggio della scuola Diaz, che faticosamente si sforzano di bilanciare la loro durissima professione con esistenze private e familiari quanto mai problematiche. All’interno del loro gruppo, a cui si aggiunge spesso anche l’ex-collega Carletto (Andrea Sartoretti), arriverà una nuova recluta: Adriano (Domenico Diele), un ragazzo di periferia che proviene da una situazione di profondo disagio economico. Il film diventa così, in questa prospettiva, il racconto del percorso di formazione di Adriano, coinvolto in una “fratellanza” che assume i caratteri di un cameratismo machista e in alcuni casi addirittura omertoso, fino ad oltrepassare i confini della legalità.
Il principale merito dell’opera di Stefano Sollima, tuttavia, è quello di saper evitare le trappole di uno schematismo manicheo, privilegiando al contrario una descrizione tanto più oggettiva quanto più consapevole dell’umanità complessa e talvolta contraddittoria dei suoi protagonisti. Con una padronanza stilistica già dimostrata appieno in “Romanzo criminale”, Sollima confeziona un dramma intenso e tesissimo, in grado di trascinare lo spettatore al centro dell’inferno metropolitano e di trasmettergli l’adrenalina, l’ira repressa e l’istinto difensivo / aggressivo di chi per mestiere si trova ogni giorno a combattere sulle strade. In “ACAB”, inoltre, non manca un approccio diretto rispetto a questioni di scottante attualità: il degrado sociale che determina la perdita di riferimenti morali, la dolorosa frattura fra le generazioni (emblematico, a tal proposito, il rapporto fra Mazinga e il figlio adolescente), la diffusione di pseudo-ideologie corrotte e deviate (le bande di naziskin che organizzano raid contro gli extra-comunitari), il silenzio e l’indifferenza della politica.
All’interno di un cast ottimamente diretto, in cui spetta al giovane Domenico Diele il compito di impersonare la recluta chiamata a sfoderare un ultimo barlume di integrità, a strappare l’applauso è soprattutto Piefrancesco Favino, eccezionale nel ruolo del “capo-branco” fiero e rabbioso che, come il Robert De Niro di “Taxi driver”, si arroga il diritto di ripulire le strade della città anche a costo di porsi al di sopra dell’etica comune. Nella colonna sonora non poteva mancare la canzone “All cops are bastards” dei 4-Skins, da cui proviene l’acronimo che dà il titolo al film, insieme ad altri brani di indubbio effetto come “Police on my back” dei Clash, “Snow” dei Chemical Brothers e la trascinante “Seven nation army” dei White Stripes.
Voto dell'autore 4.0/5

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Recensione musicata -
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