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Scheda del film

Bella addormentata
trailer del film
Genere: Drammatico
Nazione: Italia , Francia
Anno di produzione: 2012
Data di uscita al cinema: 06/09/2012
Durata: 115 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: n.d
3.86/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 5 voti
1280° su 3980 in assoluto
516° su 1108 nel genere Drammatico
54° su 274 nell' anno 2012
4.31/ 5

Voto utenti Filmedvd

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Trama e recensione del film Bella addormentata

Febbraio 2009. Mentre l’Italia segue con il fiato sospeso la vicenda di Eluana Englaro, Uliano Beffardi, un senatore di Forza Italia, deve decidere se votare pro o contro il decreto legge presentato in Parlamento dal proprio Governo, mentre sua figlia Maria si reca a Udine per manifestare contro l’eutanasia davanti all’ospedale di Eluana. Nel frattempo, una grande attrice veglia al capezzale della figlia Rosa…

Bella addormentataLa sera del 9 febbraio 2009 la notizia della morte di Eluana Englaro, ridotta da 17 anni in stato vegetativo in seguito a un incidente stradale, poneva fine a una vicenda tormentata che aveva suscitato la partecipazione ed i pareri contrastanti dell’intero paese; la morte di Eluana, tuttavia, non avrebbe messo termine all’acceso dibattito sull’alimentazione artificiale, il testamento biologico e il diritto all’eutanasia. Sullo sfondo di quella drammatica settimana che, dal 3 al 9 febbraio, catalizzò l’attenzione di tutta l’Italia, il regista Marco Bellocchio ha collocato le vicende del film “Bella addormentata”: una serie di storie differenti che hanno come filo conduttore proprio lo stato di sospensione fra la vita e la morte, nonché la riflessione sulla sofferenza, sulla fede, sui dettami della coscienza e sulla libertà di scelta. Applauditissimo al Festival di Venezia 2012, “Bella addormentata” utilizza la struttura dell’opera corale per allargare i punti di vista su una questione di estrema complessità, attorno alla quale si sono confrontate e continuano a confrontarsi convinzioni politiche, etiche e religiose radicalmente differenti.

E se lo sguardo di Bellocchio non pretende di essere del tutto imparziale (del resto, come si può rimanere imparziali su un tema del genere?), tuttavia il suo film risulta scevro da forzature ideologiche e pregiudizi, preferendo lasciare spazio a quell’umanità confusa, affannata e dolente che, in tanti modi diversi, è stata toccata dalla sorte di Eluana. È il caso, ad esempio, del senatore Uliano Beffardi, interpretato da un magistrale Toni Servillo: incalzato dal suo partito a votare a favore di un decreto legge volto a impedire la sospensione della nutrizione artificiale, ma al contempo obbligato ad onorare un concetto di giustizia più alto di qualunque convenienza politica. Dai palazzi del potere di Roma alla città Udine, dove ha sede l’istituto in cui è ricoverata Eluana, tutti i personaggi si muovono fra esterni grigi e nebbiosi ed interni scuri e soffocanti, caratterizzati dai toni cupi della fotografia di Daniele Ciprì; un nero, emblema del lutto e del buio dell’anima, speculare al bianco dell’ospedale in cui riposa un’altra “bella addormentata”, Rossa (Maya Sansa), tossicodipendente con tendenze suicide, assistita giorno e notte da Pallido (Pier Giorgio Bellocchio), il giovane medico che spera di salvarla: dalla droga, dalla morte, ma soprattutto da se stessa e dal suo rovinoso desiderio di autodistruzione.

Intanto, nella capitale, si consuma il conflitto più duro sul corpo inerme di Eluana Englaro: quello scatenato da una classe politica dipinta da Bellocchio con impietosi contorni grotteschi. E mentre il senatore Beffardi è in preda ai tormenti della propria coscienza, l’anziano “psichiatra” del Senato (un sopraffino Roberto Herlitzka) disserta con beffardo sarcasmo sulle ipocrisie dei suoi colleghi, in preda a ridicole ansie di celebrità o pronti a cadere in depressione per una mancata apparizione televisiva. Tutte queste componenti, incluso l’intermezzo di tenero romanticismo fra Maria (Alba Rohrwacher), figlia del senatore Beffardi, e Roberto (Michele Riondino), attivista pro-eutanasia, sono amalgamate da Marco Bellocchio in un miracoloso equilibrio, grazie anche alla solida sceneggiatura (firmata dal regista insieme a Veronica Raimo e Stefano Rulli) e alla capacità di mescolare in maniera quasi impercettibile realismo ed elementi simbolici. E il risultato finale è così intenso, emozionante ed intimamente doloroso da indurci a pensare che “Bella addormentata” potrebbe essere probabilmente il miglior film nella carriera di Bellocchio.

Una considerazione, quest’ultima, a cui contribuisce in maniera essenziale l’impeccabile direzione degli attori, con un cast in cui, oltre ad un Toni Servillo assolutamente splendido, non si può evitare di commuoversi di fronte ad una sublime Isabelle Huppert. Il suo personaggio, una grande attrice perennemente circondata da un solerte esercito di suore-infermiere, dedica tutti i propri pensieri e tutte le proprie energie a pregare per il risveglio della figlia Rosa, sacrificando ogni relazione affettiva – inclusa quella con l’altro figlio, Federico (Brenno Placido) – ed auto-condannandosi ad un’esistenza di solitudine. E alla Huppert bastano una manciata di primi piani per trasmetterci tutta l’indicibile disperazione di questa “Divina Madre” che rivolge a se stessa sguardi fugaci dallo specchio nel corridoio e, durante il sonno al capezzale della figlia, recita i versi di Lady Macbeth, arrivando a toccare le corde più nascoste del cuore di noi spettatori.


Voto dell'autore 4.3/5
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