“El campo” è il debutto alla regia di Hernán Belón, grande documentarista argentino, che esordisce con il suo primo lungometraggio alla 68° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. Un film con una forza espressiva fuori dal comune, a fronte di una trama a dir poco scarna, nonché una riflessione drammatica ed estremamente attuale sulle dinamiche di coppia. “El campo” rappresenta infatti un dramma moderno sulla disgregazione di una famiglia e sul crollo psicologico di una coppia. È una pellicola che in più di un frangente vuole ricordare i miglior thriller psicologici, approdando a volte perfino nel campo dell’horror grazie ad ambientazioni estremamente inquietanti, con una grande ricercatezza formale ed un sonoro che tende ad enfatizzare i rumori e i “respiri” della vecchia casa di campagna.“El campo” riesce a trasmettere angoscia e tristezza allo spettatore anche attraverso i colori, dominati dalle tonalità di grigio e di nero e in grado di caricare d’ansia e claustrofobia le scene: non è un caso che le sequenze girate all’interno della casa di campagna siano alquanto minimaliste con una forte disparità tra luci ed ombre. A fronte di quest’impronta visiva, che richiama molto il genere horror, è da dire che in realtà i binari su cui si muove l’intero film sono quelli del realismo: infatti nel corso della narrazione il regista predilige ricostruire i naturali ritmi di vita di una coppia, utilizzando un montaggio molto pacato accompagnato da lunghi piani sequenza, che tendono a dare risalto ai piccoli gesti delle attività quotidiane della famiglia. La natura è vista come un’entità ambivalente a seconda di come la si guardi, ed in effetti è estremamente affascinante notare come i due protagonisti si pongano di fronte ad essa. Santiago rimane affascinato da questa natura selvaggia, inquieta, che tende al sublime, mentre Elisa la vede come qualcosa di minaccioso e pericoloso.
Ciò a cui punta fortemente Belón non è tanto la spettacolarità delle immagini o la forza della narrazione, quanto piuttosto sottolineare la fragilità umana, sia psicologica che fisica, di fronte ad un contesto esterno non ottimale: lo scopo del regista è quello di colpire lo spettatore a livello inconscio, emozionale. La musica è del tutto inesistente, mentre invece viene dato risalto ai suoni della natura. Nonostante una certa lentezza narrativa, “El campo” rimane nel complesso un buon lungometraggio d’esordio, che si fa apprezzare per la sua analisi delle dinamiche di coppia e per le valide interpretazioni degli attori (consigliabile vedere la versione in lingua originale).
Voto dell'autore 3.5/5

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