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Scheda del film

Faust (2011)
trailer del film
Titolo originale: Faust
Genere: Fantastico
Nazione: Russia
Anno di produzione: 2011
Data di uscita al cinema: 26/10/2011
Durata: 134 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: Festival di Venezia - Leone d'Oro
4.03/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 4 voti
779° su 3907 in assoluto
25° su 177 nel genere Fantastico
19° su 274 nell' anno 2011
3.49/ 5

Voto utenti Filmedvd

Film considerato Passabile
sulla base di 24 voti
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Trama e recensione del film Faust (2011)

Heinrich Faust è un medico interessato allo studio dell’anatomia e della scienza, ma immerso in una crisi esistenziale e tormentato dai dubbi sull’esistenza dell’anima. L’uomo si imbatte in Mauricius Muller, un viscido usuraio dal corpo deforme, che inizia a seguirlo ovunque; in seguito, in un bagno pubblico, Faust vede la giovane Gretchen e rimane profondamente colpito dalla sua bellezza.

Faust (2011)Il cadavere nudo di un uomo, disteso su un tavolo e con le viscere allo scoperto, viene sezionato dal dottor Heinrich Faust (Johannes Zeiler) e dal suo giovane assistente Wagner (Georg Friedrich): con questa cruda sequenza si apre “Faust”, rivisitazione cinematografica del capolavoro di Johann Wolfgang von Goethe ad opera del grande regista russo Aleksandr Sokurov. Accolto dalle lodi della critica al Festival di Venezia del 2011 e premiato con il Leone d’Oro come miglior film, “Faust” porta a compimento l’ideale tetralogia di Sokurov incentrata sul tema del potere: una tetralogia che dopo aver preso in esame tre controverse figure storiche dello scorso secolo – Adolf Hitler in “Moloch” (1999), Vladimir Lenin in “Taurus” (2001) e l’Imperatore Hirohito ne “Il sole” (2005) – si conclude con la reinvenzione di un personaggio archetipico, presente ormai da secoli nel nostro immaginario letterario e culturale (da Christopher Marlowe a Goethe a Thomas Mann, senza dimenticare il “Faust” cinematografico di Friedrich Wilhelm Murnau).

Fin dalla scena iniziale, Sokurov sottolinea l’approccio scientifico che contraddistingue il suo protagonista, divorato da un’ansia di conoscenza nei confronti di ciò che appartiene alla dimensione trascendentale: Dio, l’anima, la vita dopo la morte. La frustrazione cognitiva di Faust, che per tutto il film si sposta incessantemente da un luogo all’altro, si coniuga con la passione per la giovane Gretchen (Isolda Dychauk) e con il desiderio di penetrarne la bellezza verginale, anche dopo aver ucciso il fratello della ragazza, Valentin (Florian Brückner). Il conflitto fra la ricerca dell’anima e l’attrazione per la carne è uno dei principali contrasti al cuore di questo film cupo ed angoscioso, ambientato in un Ottocento rappresentato con i toni slavati della fotografia di Bruno Delbonnel, che vira tutti i colori verso il grigio, il verde e il marrone, rievocando la pittura dell’epoca e la ricchezza di dettagli tipica dell’arte fiamminga.

A differenza delle tre precedenti opere della tetralogia, in questo caso Sokurov abbandona i prolungati silenzi per affidarsi invece alla parola, con il serrato dialogo tra Faust ed il diabolico Mefistofele, incarnato nel film dall’ambiguo usuraio Mauricius Muller (Anton Adasinsky): una creatura grottesca e disgustosa, contrassegnata dalla repellente fisicità di un corpo deforme (compreso un bizzarro organo sessuale a mo’ di coda), la cui natura “demoniaca” è ulteriormente accentuata dagli atti blasfemi (fra scatologia e onanismo) commessi all’interno di una chiesa. Per tutta la pellicola Faust e Mauricius / Mefisto si rincorrono e si sfidano, citando (e talvolta ribaltando) i versi di Goethe, fino al loro confronto / scontro conclusivo fra le rocce di un geyser, in un deserto di ghiaccio che riporta alla mente il Cocito infernale di Dante.

L’atmosfera claustrofobica e surreale del film è accentuata dagli squarci visionari che si inseriscono all’interno del racconto (l’abbagliante estasi di Faust nel contemplare la bellezza di Gretchen), ma soprattutto dai consueti virtuosismi della regia di Sokurov, come le inquadrature sghembe e la frequente deformazione delle immagini, che frantumano così qualunque pretesa di realismo a favore di una narrazione fantasmatica e dai contorni onirici. Ne deriva un’opera complessa ed ermetica, a tratti disturbante, ricca di suggestioni visive e uditive (la colonna sonora è composta da Andrey Sigle), letterarie e filosofiche, in cui trova piena espressione la poetica del regista considerato l’erede di Andrej Tarkovskij. Nel cast, da notare la presenza dell’ex-musa fassbinderiana Hanna Schygulla, nel bizzarro ruolo di una donna misteriosa che afferma di essere la moglie di Mauricius.


Voto dell'autore 3.8/5
, consultata 6718 volte
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