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Scheda del film

Frenesia del delitto
Titolo originale: Compulsion
Genere: Thriller
Nazione: U.S.A.
Anno di produzione: 1959
Data di uscita al cinema: n.d.
Durata: 103 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: Festival di Cannes - Miglior Attore
4.00/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 1 voti
833° su 3988 in assoluto
47° su 269 nel genere Thriller
96° su 144 nella decade 1950's
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Trama e recensione del film Frenesia del delitto

Chicago, 1924. Artie Strauss e Judd Steiner sono due giovani studenti di legge di buona famiglia, legati da un’intensa amicizia ed accomunati dalla profonda convinzione di essere individui intellettualmente superiori agli altri. In base a tale idea, Artie e Judd cadono in preda all’ossessione di poter commettere il delitto perfetto, e designano come loro vittima un ragazzo del luogo, Paulie Kessler…

Frenesia del delittoIl delitto Leopold e Loeb, avvenuto a Chicago nel 1924, è passato alla storia come uno dei più famigerati casi mai registrati negli annali della cronaca nera: Nathan Leopold e Richard Loeb, che all’epoca non avevano neppure vent’anni, assassinarono un ragazzo quattordicenne, Bobby Franks, con l’unico scopo di realizzare il delitto perfetto. La clamorosa vicenda di Leopold e Loeb costituì la fonte d’ispirazione, nel 1948, per un celebre thriller di Alfred Hitchcock, “Nodo alla gola”, ma la sua prima vera trasposizione sul grande schermo risale al 1959 con “Frenesia del delitto”, adattamento del romanzo di Meyer Levin “Compulsion”, per la regia di Richard Fleischer (che nel 1955 aveva già diretto un altro film tratto da un caso di cronaca, “L’altalena di velluto rosso”).

Sceneggiato da Richard Murphy, “Frenesia del delitto” offre un accurato ritratto psicologico della mentalità criminale dei due protagonisti, rinominati Artie Strauss e Judd Steiner ed interpretati rispettivamente da Bradford Dillman e Dean Stockwell. L’intera narrazione è veicolata mediante il punto di vista dei due giovani assassini, esaltati dagli assunti filosofici di Friedrich Nietzsche e convinti della propria superiorità rispetto alla legge e all’etica. In confronto all’hitchcockiano “Nodo alla gola”, in cui a prevalere era il formidabile meccanismo della suspense, il film di Fleischer approfondisce piuttosto il rapporto di sudditanza psicologica fra la personalità dominante di Artie e quella, più fragile e sottomessa, di Judd, rendendo inoltre in maniera pressoché esplicita l’omosessualità dei due personaggi, e accentuando in tal senso le implicazioni velatamente erotiche del loro legame.

Dietro la macchina da presa, Richard Fleischer riesce a dosare in maniera molto efficace gli elementi del thrilling con quelli del dramma psicologico, anche attraverso un abile uso dei primi piani, delle ellissi narrative (nessun particolare dell’omicidio viene mostrato sullo schermo) e di alcune indovinate scelte di regia (la sequenza dell’interrogatorio riflessa nelle lenti degli occhiali di Judd). I bravissimi Dean Stockwell e Bradford Dillman ricevettero il premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes del 1959, a pari merito con un magistrale Orson Welles, che compare negli ultimi 40 minuti del film nel ruolo dell’avvocato Jonathan Wilk, e ruba la scena con la sua appassionata arringa conclusiva contro la pena di morte.


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