Nel 1940, un anno dopo aver diretto la pietra miliare del western “Ombre rosse”, il regista John Ford portò sullo schermo un altro dei suoi capolavori: “Furore”, adattamento dell’omonimo romanzo pubblicato soltanto un anno prima da John Steinbeck. Sceneggiato da Nunnally Johnson (anche produttore insieme a Darryl F. Zanuck), “Furore” costituisce un capostipite del cinema sociale, nonché uno tra i primi film di Hollywood che seppero descrivere con durezza e realismo l’America della Grande Depressione e il dramma dell’espropriazione delle terre degli agricoltori (al punto da generare qualche controversia per le sua presunta vena contestatrice).Come in un tragico Esodo contemporaneo, “Furore” racconta il viaggio di una famiglia di modesti contadini dell’Oklahoma, i Joad, guidati dall’ex-galeotto Tom (un memorabile Henry Fonda, candidato all’Oscar come miglior attore), verso la California, a bordo di un vecchio camion con il quale percorrono la celebre Route 66, teatro di una vasta migrazione interna in seguito alla crisi del 1929. Con uno straordinario pathos, Ford riesce a trasmettere tutto il senso di sradicamento di una comunità strappata di colpo al luogo in cui aveva sempre vissuto, insieme al dolore nel dover abbandonare i luoghi natale e i ricordi di un’esistenza, ma anche il coraggio e la determinazione nel volersi costruire un nuovo futuro, nonostante le difficoltà e la miseria.
Rispetto al tono più amaro del romanzo di Steinbeck, Nunnally Johnson scelse di attenuare il pessimismo della vicenda con un epilogo più speranzoso, in cui si riflette l’ideologia rooseveltiana del New Deal. John Ford ricevette il premio Oscar per la miglior regia, mentre la bravissima Jane Darwell ottenne l’Oscar come miglior attrice non protagonista per il ruolo di Mamma Joad, la volitiva matriarca della famiglia: a lei è affidato l’indimenticabile monologo finale, girato personalmente da Zanuck, in cui viene suggellato il profondo umanesimo alla radice del film, riassunto nella frase “Siamo il popolo, la gente, che sopravvive a tutto”. La magnifica fotografia in bianco e nero è di Gregg Toland, mentre Alfred Newman firmò la colonna sonora basandosi sulle note del brano folk “Red river valley”.
Voto dell'autore 4.3/5

Mappa del sito



Recensione musicata -
Trailer