Un anno dopo il thriller “Fuggiasco”, il regista inglese Carol Reed firmò uno dei capolavori della sua carriera, “Idolo infranto”, film che segnò l’inizio della sua collaborazione con lo scrittore Graham Greene (una collaborazione dalla quale, l’anno seguente, avrebbe avuto origine il cult “Il terzo uomo”). Tratto da un racconto di Greene, “Lo scantinato”, sceneggiato dallo stesso autore con sostanziali modifiche all’impianto della trama, “Idolo infranto” fu presentato con successo al Festival di Venezia del 1948 e valse a Reed la nomination all’Oscar per la miglior regia. Nucleo del film è il rapporto tra Philippe (l’esordiente Bobby Henrey), figlio dell’ambasciatore francese a Londra, ed il simpatico maggiordomo Baines (Ralph Richardson), che intrattiene una relazione extra-coniugale con una ragazza francese, Julie (Michèle Morgan), per la quale ha intenzione di lasciare la moglie (Sonia Dresdel), una governante arcigna e manipolatrice.L’intera narrazione del film è filtrata attraverso la prospettiva del giovanissimo protagonista, il quale prova un’enorme ammirazione per Baines, che ha costruito attorno a sé un’aura di fascino grazie ai racconti delle sue avventure in Africa (frutto in realtà di pura invenzione). Baines, figura paterna che riempie il vuoto dell’assenza dei genitori di Philippe, è per il bambino l’“idolo” a cui rivolgersi con fiducia e rispetto assoluti… almeno fino a quando Philippe non diventa il depositario di uno scottante segreto dell’uomo, entrando suo malgrado in un territorio costituito da ambiguità, bugie, verità distorte e secondi fini. Di fronte al suo sguardo innocente, il mondo degli adulti si disvela come un campo minato in cui mentire è una necessità sempre più impellente.
La formidabile descrizione psicologica del piccolo Philippe e della sua drammatica perdita dell’innocenza trova un’ideale corrispondenza, sul piano visivo, nella straordinaria regia di Carol Reed, che utilizza uno stile dal gusto barocco (riprese dall’alto e dal basso) ed un virtuosismo portato all’estremo (più di mille inquadrature totali) per accentuare il progressivo senso di confusione e di smarrimento del protagonista, che dopo essere stato testimone di un presunto delitto assisterà al crollo del proprio idolo. Ammirevoli la direzione degli attori ed il contributo della suggestiva fotografia in bianco e nero di Georges Périnal, che adotta soluzioni dal gusto quasi espressionista, come nella magnifica sequenza in cui Baines, Philippe e Julie giocano a nascondino nella villa immersa nell’oscurità.
Voto dell'autore 4.3/5

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Recensione musicata -
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