Realizzato nel 1951, un anno dopo il capolavoro “Viale del tramonto”, “L’asso nella manica” è uno dei film più amari e crudeli del geniale regista Billy Wilder, da sempre impietoso smascheratore delle debolezze umane e dei falsi miti che governano la nostra società. Scritto da Wilder insieme a Walter Newman e Lesser Samuels, “L’asso nella manica” è ispirato a un reale fatto di cronaca verificatosi nel 1925 in Kentucky, che aveva suscitato un immenso clamore mediatico. La pellicola, però, ha ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida alla sua uscita nelle sale, soprattutto a causa del feroce pessimismo della storia narrata, che non scende ad alcun compromesso con lo spettatore; tuttavia, a distanza di tanto tempo “L’asso nella manica” è entrato negli annali del cinema come uno dei migliori film nell’intera produzione di Wilder.Protagonista della pellicola è un memorabile Kirk Douglas alle prese con un ruolo volutamente sgradevole: quello di Charlie Tatum, cronista cinico e senza scrupoli, emblema di quella deriva morale che porterà alcuni individui a servirsi della sventura di un altro essere umano a proprio vantaggio. Disposto a tutto pur di mettere a segno il colpo che gli cambierà la carriera, Charlie conquista la fiducia e l’amicizia del povero Leo (Richard Benedict) e nel frattempo fa in modo di prolungarne la prigionia, incurante dei rischi. Allo stesso modo, altri personaggi moralmente discutibili utilizzano la vicenda per il loro tornaconto, come la moglie dell’uomo, Lorraine (Jan Sterling). Soltanto nel drammatico finale il protagonista, messo di fronte al peso delle proprie colpe, sconterà una fatale (ma tardiva) redenzione.
Ma l’aspetto forse più attuale de “L’asso nella manica” resta la sua sarcastica descrizione del “grande carnevale” che si sviluppa attorno alla tragedia di Leo, quando l’avidità di alcuni reporter e la morbosa curiosità della gente comune trasformeranno il crollo della miniera in un autentico “spettacolo” per le masse; un fenomeno del quale, purtroppo, ancora oggi abbiamo testimonianza diretta in occasione dei più efferati fatti di cronaca. Mai come in questo caso, dunque, è possibile riscontrare il carattere tristemente profetico dell’opera di Wilder; la quale, dopo oltre mezzo secolo, non ha perso un grammo della sua carica mordace e corrosiva.
Voto dell'autore 4.2/5

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Recensione musicata -
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