Alla veneranda età di 80 anni, l’infaticabile Giuliano Montaldo sceglie di affrontare un tema di scottante attualità, la grave crisi finanziaria del nostro paese, con una pellicola caratterizzata da un acuto spirito critico e da una profonda tensione morale: “L’industriale”. Protagonista del film, sceneggiato da Montaldo insieme ad Andrea Purgatori, è un bravissimo Pierfrancesco Favino nel ruolo di Nicola Ranieri, un piccolo imprenditore piemontese che si batte strenuamente contro la minaccia di dover dichiarare bancarotta e chiudere la fabbrica ereditata dal padre, mandando sul lastrico decine di operai e di impiegati. Nel frattempo, Nicola tenta di recuperare anche il suo pericolante ménage con la giovane moglie Laura (Carolina Crescentini), che gli appare ormai sempre più distante.“L’industriale” è collocato sullo scenario di una Torino fredda e nebbiosa, immersa in un’atmosfera cupa e quasi surreale accentuata dalla suggestiva fotografia di Arnaldo Catinari, dai colori desaturati e virati quasi completamente al bianco e al nero. Una cornice emblematica della disfatta professionale e personale del personaggio di Nicola, che con eroica tenacia si sforza di restare a galla, lottando contro banchieri ipocriti e finanziatori senza scrupoli. Del resto, Montaldo non nasconde il vigoroso messaggio di critica sociale contenuto nel film, mostrando come dietro le strette di mano, i pranzi di lavoro e gli uomini d’affari in giacca e cravatta si celino fin troppo spesso forme di sciacallaggio e di “usura legalizzata”, mentre il futuro dei piccoli imprenditori e dei loro operai appare sempre più incerto e privo di speranza.
Molto efficace nel mettere in scena il senso di fallimento provocato da un sistema economico inesorabilmente malato, il film di Montaldo lo è un po’ meno sul versante del melodramma coniugale, non riuscendo a convincere del tutto con la sottotrama legata al presunto tradimento di Laura con il rumeno Gabriel (Eduard Gabia) e alla divorante gelosia di Nicola. Tuttavia l’opera si riscatta nell’indovinatissimo finale, inatteso e spiazzante, in cui Montaldo si rivela in grado di ribaltare le aspettative del pubblico attraverso un epilogo sapientemente ambiguo, da cui trapela un pessimismo che trascende la mera attualità per aprire uno squarcio sugli abissi morali in cui può precipitare l’animo umano.
Voto dell'autore 3.5/5

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Recensione musicata -
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