Scheda del film
Melancholia
trailer del film
Titolo originale: Melancholia
Genere: Drammatico
Nazione: Danimarca , Svezia , Francia , Germania
Anno di produzione: 2011
Data di uscita al cinema: 21/10/2011
Durata: 136 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi e nomination: Festival di Cannes - Miglior Attrice
3 European Film Award - Miglior Film, Fotografia, Scenografia
Indice di gradimento
(Media fra voti dello staff)
3.85/ 5
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Trama e recensione del film Melancholia
Justine, una giovane pubblicitaria di successo, è appena convolata a nozze con Michael. Il lussuoso ricevimento per il matrimonio è stato organizzato dalla sorella di Justine, Claire, e da suo marito John nella loro imponente residenza di campagna; ma quella sera stessa la sposa mostra i sintomi di un oscuro malessere. Nel frattempo, un misterioso pianeta si sta avvicinando alla Terra…

MelancholiaUn fantomatico pianeta azzurro si dirige verso la Terra, decretando non solo l’inevitabile distruzione del nostro mondo, ma la fine di ogni forma di vita nell’universo. Su questo scenario apocalittico (nel senso letterale del termine) si apre il nuovo film di Lars von Trier, “Melancholia”, che ci regala uno degli incipit più angosciosi e suggestivi del cinema contemporaneo: non tanto un vero flash-forward, ma piuttosto un prologo visionario ed onirico, in cui la “danza di morte” fra i due corpi celesti si consuma sulle note di Richard Wagner dal preludio di “Tristano e Isotta”. Un senso di pessimismo cosmico che, mediante il titolo del film (Melancholia è il nome attribuito dagli scienziati al pianeta in rotta di collisione con la Terra), collega una catastrofe collettiva all’intima e personalissima “malinconia” della giovane sposa Justine (Kirsten Dunst).

Presentato al Festival di Cannes del 2011, “Melancholia” è stato accompagnato dall’ondata di polemiche per le affermazioni antisemite pronunciate dal regista danese, ed è valso il premio per la miglior interpretazione femminile all’attrice americana Kirsten Dunst (ingaggiata al posto di Penélope Cruz, alla quale in origine von Trier aveva destinato il ruolo). La pellicola è suddivisa in due sezioni, intitolate alla coppia di sorelle protagoniste del film. La prima parte riprende toni e tematiche di una delle opere-simbolo di Dogma 95, ovvero “Festen” di Thomas Vinterberg: von Trier, infatti, mette in scena la festa di nozze di Justine (il nome del personaggio deriva dall’eroina del romanzo del marchese de Sade) e del suo adorante marito Michael (Alexander Skarsgård), procedendo a un’impietosa demolizione delle istituzioni e dei rituali borghesi. Ma dietro lo sfarzo del ricevimento già cova il segreto malessere di Justine, mentre il fastoso cerimoniale viene incrinato dalle intemperanze del padre delle due sorelle, Dexter (John Hurt), dallo squallido opportunismo di Jack (Stellan Skarsgård), il datore di lavoro di Justine, e soprattutto dalla madre Gaby (Charlotte Rampling), che non risparmia le sue caustiche frecciate al vetriolo contro parenti e invitati.

La rappresentazione del banchetto di nozze, celebrato in una maestosa residenza di campagna, viene condotta dal regista in maniera magistrale, miscelando dramma e grottesco per suggerire, di minuto in minuto, l’insopprimibile depressione che sta divorando la protagonista. Nella seconda parte, invece, l’attenzione si sposta sull’altra sorella, Claire (Charlotte Gainsbourg, che torna a lavorare con von Trier dopo il controverso “Antichrist”), donna equilibrata e pragmatica, ma tormentata dall’ansia per la minaccia costituita dal pianeta Melancholia (una minaccia che non sembra preoccupare minimamente Justine). L’affresco corale si trasforma in un racconto ristretto alle due sorelle, al marito di Claire, John (Kiefer Sutherland), e al loro figlioletto Leo (Cameron Spurr), ciascuno dei quali reagisce in maniera differente alla prospettiva del tramonto dell’esistenza: e così, al razionalismo scientifico di John e all’inquietudine di Claire fa da contraltare il “cupio dissolvi” di Justine, che si prostra completamente nuda alla luce del pianeta, in fervente attesa dell’Apocalisse.

Ed è proprio in questa seconda parte che il film di von Trier, pur conservando un innegabile fascino estetico (di cui va reso merito all’eccezionale fotografia di Manuel Alberto Claro), mostra al contempo l’intrinseca debolezza del proprio impianto concettuale e filosofico. Von Trier, infatti, sembra guardare ad Andrej Tarkovskij e alla sua opera-testamento, “Sacrificio”, ma non sempre riesce ad instaurare un reale connubio fra la straordinaria potenza visiva delle immagini e i drammi alla radice del disagio interiore delle due sorelle. E così, se da un lato “Melancholia” vorrebbe trattare dei massimi sistemi (l’infelicità umana, il non-senso dell’esistenza), nell’ottica di quel nichilismo disperato e senza via d’uscita proprio del regista de “Le onde del destino”, dall’altro funziona assai meglio quando si concentra sul ritratto di una borghesia ipocrita e decadente e sulla graffiante denuncia dei suoi disvalori. Il film di von Trier resta comunque un’esperienza cinematografica assolutamente unica nel suo genere, anche in virtù di un finale a dir poco impressionante e di una sequenza d’apertura che è già un cult.


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Voto dell'autore:
4.0/5

Media Voto Staff: 3.85/5 (4 voti)
Media Voto Utenti: 3.71/5 (23 voti)
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Classifica assoluta: 945° su 2940
Classifica genere Drammatico: 370° su 784
Classifica anno 2011: 40° su 223
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