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Scheda del film
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Trama e recensione del film |
Henry Hill è un adolescente italo-irlandese, cresciuto nei quartieri malfamati di New York. Protetto, grazie alle sue origini, dal potente capo della malavita, l'irlandese Jimmy Conway, Henry entra a far parte della sua banda, specializzata in furti e contrabbando, la banda dei "bravi ragazzi". Comandato da Jimmy e Tommy DeVito, Henry intraprende la carriera criminale, accorgendosi col passare del tempo che gli amici a cui si è legato sono estremamente violenti, e spesso arrivano all'assassinio per sbrigare i loro traffici.
Nicholas Pileggi, un ex reporter di cronaca nera dell'Associated Press, nel 1987 pubblicò "Il delitto paga bene", libro che raccoglieva le memorie di Henry Hill, un mafioso pentito che doveva vivere sotto copertura. Nel 1990, grazie al regista italo-americano Martin Scorsese, il romanzo è diventato un film di successo, "Quei bravi ragazzi", premiato al Festival di Venezia con il Leone d'Argento e nominato a sei premi Oscar, di cui uno vinto dal grande Joe Pesci come miglior attore non protagonista.
La pellicola di Scorsese ci mostra trent'anni di storia della mafia americana a New York, vista però dal basso, cioè con gli occhi di quelli che alla fine compiono il lavoro sporco, i cosiddetti "pesci piccoli". Questi ultimi, affascinati dall'idea di poter far parte di qualcosa di grande ed onnipotente, si ritrovano a compiere le più svariate nefandezze, arrivando a trascorrere i propri giorni fra paranoie e nevrosi. Sì perché la mafia non è solo soldi e belle donne, ma è una "famiglia" che raramente perdona, e in cui quando sbagli non puoi più fidarti di nessuno. Scorsese col suo piglio lucido e realista ci restituisce un racconto violento e diretto, condito da una perversa ironia che lo rende a tratti grottesco, privo di quella patina di sobrietà che per esempio si riscontrava nella saga de "Il padrino".
Il risultato è uno spettacolo a tratti frizzante e a tratti assai teso, di cui è difficile prevedere la conclusione, che a dispetto della sua durata, quasi due ore e mezzo, non annoia mai. Nonostante poi il protagonista sia tutto fuorché uno stinco di santo, si partecipa attivamente al suo dramma. Ciò in parte è dovuto anche all'intelligente uso della sua voce fuori campo per lunghi tratti del film, elemento che oltre a raccordare i vari episodi narrati, dandogli così corpo e significato, accresce la nostra empatia nei suoi confronti. Aggiungiamo al tutto un eccellente e brillante montaggio, una regia elaborata ed efficace, che ci regala anche dei gustosi piani sequenza, e degli interpreti eccezionali (con un Robert De Niro d'annata), ed ecco uno dei migliori film di sempre sul mondo della criminalità organizzata.
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Scritta da Manuel Celentano giovedì 26 ottobre 2006, letta 8011 volte
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