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Scheda del film

Querelle de Brest
Titolo originale: Querelle
Genere: Drammatico
Nazione: Germania , Francia
Anno di produzione: 1982
Data di uscita al cinema: n.d.
Durata: 108 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: n.d
3.75/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 2 voti
1640° su 3984 in assoluto
643° su 1109 nel genere Drammatico
182° su 298 nella decade 1980's
3.93/ 5

Voto utenti Filmedvd

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Trama e recensione del film Querelle de Brest

La nave Vengeur, comandata dal tenente Seblon, attracca al porto della città di Brest. A bordo del Vengeur si trova Querelle, un giovane marinaio che a Brest rivede il fratello Robert; quest’ultimo è l’amante di madame Lysiane, la matura moglie di Nono, proprietario di un elegante bordello chiamato La Feria. Poco dopo essere sceso dalla nave, Querelle si macchia dell’omicidio di un altro marinaio, Vic.

Querelle de BrestIspirato all’omonimo romanzo dello scrittore Jean Genet, “Querelle de Brest” costituisce il canto del cigno del celebre regista tedesco Rainer Werner Fassbinder, stroncato da un’overdose il 10 giugno 1982, poche settimane dopo la fine delle riprese del film. Proiettato postumo al Festival di Venezia dello stesso anno (dove non vinse alcun premio, nonostante l’appassionato sostegno del presidente della giuria Marcel Carné), “Querelle de Brest” può essere considerato una summa della poetica cinematografica di Fassbinder, in base alla quale i rapporti d’amore sono invariabilmente declinati secondo un’ottica di sopraffazione e di sofferenza. Personaggio centrale della storia è il marinaio “bello e dannato” del titolo, Querelle, interpretato dall’attore americano Brad Davis (il protagonista di “Fuga di mezzanotte”).

“Querelle de Brest” rappresenta probabilmente l’opera più estrema di Fassbinder, ma anche quella che ha raggiunto il massimo grado di fascinazione estetica. Girato interamente in un teatro di posa, con una Brest ricostruita da scenografie stilizzate e dal gusto barocco, il film è caratterizzato da uno stile antirealistico e volutamente straniante, tanto nella messa in scena e nella recitazione quanto nella sceneggiatura, in cui l’ostentata letterarietà dei dialoghi crea un netto contrasto con l’incandescente materia narrativa (violenza, omicidi, rapporti omoerotici consumati con forsennata brutalità). Il melodramma, genere prediletto da Fassbinder, è qui riproposto con un distacco e una freddezza che annullano ogni traccia di romanticismo. L’amore e l’Eros sono indissolubilmente legati alla coercizione e alla morte, nel segno di un sadismo autodistruttivo che trova un emblematico contrappunto musicale nel brano cantato dalla matura maîtresse del bordello La Feria, madame Lysiane (Jeanne Moreau), “Each man kills the things he loves” (“ogni uomo uccide ciò che ama”), i cui versi sono tratti da “La ballata del carcere di Reading” di Oscar Wilde. L’accesa fotografia di Xaver Schwarzenberger, dominata dai toni del rosso e dell’arancione, sprofonda ancora di più il film in un’atmosfera surreale e inquietante, accentuata dalla cupa colonna sonora di Peer Raben.

Al radicale antinaturalismo della pellicola contribuiscono inoltre gli elementi simbolici (una sovrabbondanza di figure falliche) che definiscono lo spazio filmico, le allegorie cristologiche e religiose (la processione della Via Crucis, che sembra alludere al percorso di espiazione di Querelle) e lo sfasamento dei pani narrativi, con l’utilizzo di cartelli con citazioni letterarie, di una voce extra-diegetica e del registratore adottato dal tenente Seblon (Franco Nero) per esprimere i propri desideri più inconfessabili, come la segreta e divorante attrazione per Querelle; nonché la scelta di affidare al medesimo attore, Hanno Pöschl, due personaggi speculari, ovvero Robert, il fratello di Querelle, e Gil, l’assassino di cui il protagonista si innamora ma che consegnerà alla polizia verso la conclusione del film. Opera dalla straordinaria potenza espressiva, condotta costantemente sul filo di un manierismo fin troppo esibito, “Querelle de Brest” rimane uno degli esiti più significativi nella vastissima produzione di Rainer Werner Fassbinder: una sconvolgente discesa negli abissi dell’animo umano, un “cupio dissolvi” che si risolve in una fiammeggiante miscela di trasgressione e lirismo, rielaborata mediante una consapevolezza critica propria soltanto di alcuni grandi autori della settima arte (quale appunto il compianto regista tedesco).


Voto dell'autore 3.8/5
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