Dopo “Oltre le regole – The messenger”, candidato agli Oscar per la miglior sceneggiatura e il miglior attore non protagonista, il trio composto dal regista e sceneggiatore Oren Moverman (“Io non sono qui”), Woody Harrelson e l’attore / produttore Ben Foster (presto al cinema con “Contraband”) torna a lavorare insieme al progetto indipendente di “Rampart”, scritto a quattro mani da Moverman con il romanziere statunitense James Ellroy, giunto alla notorietà per alcuni dei più bei polizieschi contemporanei da cui sono stati tratti altrettanto meritevoli film (“L.A. Confidential”, “The Black Dahlia”).Se di altre pellicole non si può parlare, in quanto quest’ultima opera si distacca, visivamente ma così pure contenutisticamente, da qualsiasi altro omaggio al genere noir, il primo paragone che ci viene lo stesso in mente, per assurdo, è quello con il “Somewhere” di Sofia Coppola: Dave Brown, dopotutto, è un poliziotto che non può fare a meno dei suoi vizi ma neppure della sua (doppia) famiglia, un po’ come il superficiale attore Johnny Marco interpretato da Stephen Dorff. Per metà del tempo, difatti, Brown si ritroverà a scontrarsi con la prima e la seconda moglie, l’una la sorella dell’altra, e con le due figlie che ha avuto da ognuno di questi sfortunati matrimoni. Helen, interpretata da una lanciatissima quanto ormai artisticamente matura Brie Larson (“United States of Tara”, Lo stravagante mondo di Greenberg” e “Scott Pilgrim vs the World”), spicca in particolar modo nel corso della storia, vestendo i panni di un’adolescente lesbica la cui preferenza sessuale viene (seppur sottilmente) rifiutata dal padre”.
Woody Harrelson si muove qui come un gatto: turbolento, febbrile, slanciato e nervoso nel suo fisico asciutto ma vigoroso; con una, alle volte due sigarette in bocca e le mascelle sempre serrate, a irrigidire un volto marcato e insanamente teso e suscettibile. La sua magistrale interpretazione, portata in rilievo da una fotografia ancora in fase di sperimentazione ma senza dubbio notevolmente intima dal punto di vista di Moverman, viene messa in controluce sullo sfondo di una Los Angeles corrotta e spietata, notturna e affamata. Le donne di “Rampart”, ciò nonostante, non sono da meno: appartengono al protagonista ma restano indipendenti, in un atto d’amore nei confronti del genere femminile, che in parte continua a dipendere dalla fedeltà e dalle attenzioni dell’uomo e in parte, tuttavia, sovverte le regole e si chiude a riccio per agire alle sue spalle, come una leonessa che pur di proteggere i propri cuccioli si ritrova ad amare e altresì odiare il leone. Anne Heche, Cynthia Nixon, Sigourney Weaver e Robin Wright sono dunque pronte a puntare il dito contro un Harrelson praticamente perfetto in ogni sua inquadratura, ben collocato all’interno di un film dal racconto solido e dallo scenario originale.
Voto dell'autore 4/5

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Recensione musicata -
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