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Scheda del film

Salò o le 120 giornate di Sodoma
Genere: Drammatico
Nazione: Italia
Anno di produzione: 1976
Data di uscita al cinema: n.d.
Durata: 117 Minuti
Regia:
Interpreti:, , ,
Premi: n.d
4.09/ 5

Voto Staff Filmedvd

Film considerato Da vedere
sulla base di 7 voti
692° su 3886 in assoluto
294° su 1080 nel genere Drammatico
99° su 252 nella decade 1970's
2.87/ 5

Voto utenti Filmedvd

Film considerato Passabile
sulla base di 61 voti
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Trama e recensione del film Salò o le 120 giornate di Sodoma

Durante la Repubblica di Salò, quattro signori (il Duca, il Monsignore, il presidente della Corte d'Appello, il presidente Durcet), che rappresentano i quattro poteri, si riuniscono insieme a quattro megere, ex meretrici, e a ragazzi e ragazze, partigiani o figli di partigiani, in una villa protetta dai soldati repubblichini e dalle SS. Per 120 giorni sarà in vigore un regolamento che permette ai signori di disporre a piacere delle loro vittime e proibisce, pena la morte, ogni insubordinazione o pratica religiosa.

Salò o le 120 giornate di SodomaTratto dal romanzo del Marchese de Sade, e ambientato durante la Repubblica di Salò (come indica il titolo del film), “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini è scandito secondo il ritmo dell'Inferno dantesco, o almeno in parte: abbiamo un Antinferno e tre gironi (il Girone delle Manie, il Girone della Merda e il Girone del Sangue). Ci troviamo perciò ad assistere ad un crescente susseguirsi di vicende fino ad arrivare al pathos, la strage finale. La pellicola è simile ad un lungo ed elaborato film pornografico e perverso, addensato da pura satira politica (in questo caso il nazi-fascismo) e da elementi disgustosi (nel Girone della Merda, le giovani vittime sono costrette a mangiare escrementi).

L'ambientazione è segregata e limitata (tranne le scene iniziali) alla villa dove si svolge la vicenda: qui lo spazio e il tempo sono oppressi dalle figure autoritarie dei quattro signori, che sfogano le loro fantasie erotiche sulle giovani vittime, i cui sessi sono intrecciati in complessi vortici che sfociano nella perversione e oscenità. Pasolini parte con la satira politica, rendendo la dimora il simulacro della politica nazi-fascista ed elencando una serie di leggi che non stanno né in cielo né in terra, ma finisce col soffermarsi eccessivamente sui rapporti sodomiti (e comunque omosessuali), che prevalgono su quelli eterosessuali; gira quindi irrefrenabilmente intorno alla perversione, dimenticando lo scopo iniziale e rendendo lo spettacolo tutt'altro che piacevole. Oltre a forti scene di violenza e di sesso troviamo un riferimento biblico a mio parere di cattivo gusto: una ragazza, consapevole della sua morte certa e prossima, grida "Dio, Dio... perchè ci hai abbandonati?", mentre tre militi giocano a carte su un tavolino lì vicino.

Il film sembra vagare nel complesso in un periodo storico indefinito: la guerra, giunta quasi al suo termine, si percepisce soltanto attraverso gli imponenti rumori degli aerei militari che spezzano l'aria. “Salò o le 120 giornate di Sodoma” rimane impresso non di certo per la bellezza quanto per l'oscenità, che arriva al culmine nelle ultime scene, in cui le torture verso i ragazzi (che ricordano quelle medievali agli eretici) sono condite da una buona dose di necrofilia. Buona la recitazione, sprecata però in un pessimo lavoro.


Voto dell'autore 2/5
, consultata 12400 volte
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