Monsieur de Sainte Colombe, un grandissimo compositore vissuto in Francia nella seconda metà del XVII secolo, è una delle figure più misteriose nella storia della musica, al punto che non conosciamo neppure il suo nome di battesimo. A questo singolare personaggio, che condusse una vita semplice e riservata, lontanissimo dai fasti della corte del Re Sole, lo scrittore Pasqual Quignard ha dedicato nel 1991 un romanzo dal titolo “Tutte le mattine del mondo”, dal quale, nello stesso anno, è stata tratta anche un’omonima pellicola cinematografica, diretta dal regista Alain Corneau (“Notturno indiano”) e sceneggiata da Corneau e dallo stesso Quignard. Presentato al Festival di Berlino del 1992, “Tutte le mattine del mondo” si è rivelato un vero e proprio fenomeno in patria, attirando due milioni di spettatori nelle sale e aggiudicandosi sette premi César, tra cui miglior film e miglior regia.Al centro della vicenda c’è il conflittuale rapporto fra Sainte Colombe, interpretato da Jean-Pierre Marielle, ed il suo allievo Marin Marais, che da giovane ha il volto di Guillaume Depardieu e da adulto quello del suo famosissimo padre Gérard. A legare il maestro e il suo discepolo è la comune ricerca della perfezione artistica: una ricerca perseguita da Sainte Colombe attraverso il silenzio e la solitudine, completamente dedito al ricordo della moglie scomparsa (che riesce a far rivivere proprio grazie alla musica). Il sacrificio di se stessi in nome dell’arte, messo in pratica da Sainte Colombe, è contrapposto alle aspirazioni mondane e all’ambizione al successo del giovane Marais, al quale è affidato il ruolo di voce narrante del film, costruito attraverso un lungo flashback. L’opera è accompagnata dalle stupende musiche di Sainte Colombe e di Marais, eseguite dal celebre violoncellista spagnolo Jordi Savall, che firma la bellissima colonna sonora.
Attraverso un rigore narrativo che si traduce in un analogo rigore stilistico (l’apparente staticità del racconto è accentuata dalla completa immobilità della macchina da presa), Corneau riesce a restituire allo spettatore la profonda austerità di Sainte Colombe, nonché l’atmosfera estetizzante e a tratti quasi metafisica in cui è immersa la storia, offrendoci “un film di incanto severo e raffinato, di esterna immobilità aristocratica e di sconvolgenti burrasche interiori che cerca di dire l'indicibile attraverso la musica” (Morando Morandini). Ma “Tutte le mattine del mondo” è anche e soprattutto un film sul valore della memoria, in cui la musica diventa il veicolo di un impossibile dialogo con i morti o una forma di sublimazione della propria sofferenza (come dimostrerà il personaggio di Madeleine, impersonato da un’intensa Anne Brochet, che prima di morire supplica Marais di suonare per lei l’aria “La sognatrice”). La meravigliosa fotografia di Yves Angelo, che fa un ampio uso della luce naturale, rievoca quella del film “Barry Lyndon” di Stanley Kubrick.
Voto dell'autore 4.0/5

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Recensione musicata -
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