Accolto con enorme successo dal pubblico e dalla critica di tutto il mondo, “Tutto su mia madre” è il film che ha segnato un’autentica svolta nella produzione artistica di Pedro Almodóvar, e rappresenta senza dubbio una delle opere più felici e fortunate della sua intera carriera. Abbandonato il gusto per il grottesco e il kitsch postmoderno che aveva caratterizzato le sue prime pellicole, il regista spagnolo torna ad esplorare il variegato universo femminile (come aveva già fatto nel precedente “Donne sull’orlo di una crisi di nervi” nel 1988) in questo toccante melodramma che si è aggiudicato l’Oscar come miglior film straniero ed il premio per la miglior regia al Festival di Cannes del 1999.L’attrice argentina Cecilia Roth dà una straordinaria interpretazione nel ruolo della protagonista, Manuela, madre disperata per la morte del figlio in seguito ad un tragico incidente, ma capace di guardare avanti e di ritrovare dentro di sé un’indomabile voglia di vivere. Nel suo percorso, Manuela viene affiancata da una galleria di personaggi memorabili (e altrettanto tormentati) che non mancano di suscitare la simpatia e la partecipazione dello spettatore: la suora generosa ed altruista Rosa (Penélope Cruz), l’adorabile transessuale ed ex-prostituta Agrado (Antonia San Juan, esilarante nel suo monologo in teatro) e la matura diva del palcoscenico Huma Rojo (la magnifica Marisa Paredes). Nel film di Almodóvar non mancano, naturalmente, i consueti riferimenti al teatro e al cinema del passato, con citazioni – o piuttosto delle vere e proprie analogie a livello narrativo – da “Eva contro Eva” di Joseph L. Mankiewicz (da cui deriva anche il titolo della pellicola), “La sera della prima” di John Cassavetes e il dramma “Un tram che si chiama desiderio” di Tennessee Williams, messo in scena dall’attrice Huma.
Grazie ad una sapiente mistura di tragedia e commedia e ad una sceneggiatura intima e sorprendente, Pedro Almodóvar ci regala il suo capolavoro, con un film che riesce ad essere terribilmente straziante e al tempo stesso a contenere momenti di irresistibile ironia; un appassionato apologo sul potere dell’amicizia, sull’intensità dell’amore materno e sull’eterna dicotomia fra arte e vita, che evita le facili trappole del pietismo e della retorica rivelandosi in grado di coinvolgere (e commuovere) lo spettatore in maniera inaspettata e del tutto unica.
Voto dell'autore 4.5/5

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Recensione musicata -
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