Quando ti trovi accanto due mostri sacri della commedia all'italiana come Alberto Sordi e Mario Monicelli, quantomeno ti aspetti di sorridere. Ed invece no. “Un borghese piccolo piccolo” è un pugno nello stomaco al perbenismo, un bocconcino amaro che resta di traverso alla società del tempo, l'Italia a pochi passi dal caso Moro, che castiga senza pietà. O senza remissione.Avanza con tragicomica violenza la bellissima prova d'attore di un Sordi dolente come non mai, una danza macabra come il canto del cigno di quella mosca che ronza su stessa nell'evocativa scena di morte parallela. E c'è uno spaccato di quello che eravamo o che siamo, perché per niente agée, e che insieme al film si spacca in due. Una prima parte in cui ridere e prendere in giro quel Bel Paese un po’ shifosetto come la forfora unta del direttorucolo Spaziani. Ed un secondo atto con la resa dei conti, l'attacco a colpi di cric, al cuore di una morale che non esiste più. Che si fa da sé.
Un Monicelli caustico, quasi spietato, come tutte le storie in cui non ci sono né vincitori né vinti. C'è forse più violenza di quella che t'aspetti; ma a differenza di uno splatter o di un noir a tinte macabre, non viene lavata via con i titoli di coda. Resta bene impressa, perché è subdolamente nascosta tra le pieghe dei nostri pensieri inconfessabili. Così come il quadro deprimente dei malcostumi italiani: ieri come oggi, sempre gli stessi. Appunto, un italiano medio; mediamente presente in tutti noi. E tratteggiato benissimo in un'opera da riscoprire.
Voto dell'autore 3.8/5

Mappa del sito



Recensione musicata -
Trailer