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Scheda del film
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Trama e recensione del film |
Sud Africa, anni settanta. Alcuni alieni sbarcano sulla Terra e, malvisti dalla popolazione locale, vengono isolati in una sorta di campo profughi, il Distretto numero 9, per più di vent'anni. Gli alieni, denominati "non-umani", vengono controllati dalla Multi-National United (MNU), una compagnia che ne sfrutta l'avanzata tecnologia. Dopo varie contestazioni degli abitanti di Johannesburg per via delle continue rivolte da parte degli esseri alieni, che non accettano di essere rinchiusi nello spazio a loro riservato, il governo sudafricano decide di sfrattarli in una zona franca a 240 km dalla metropoli…
Prodotto da Peter Jackson, “District 9” è un film di fantascienza scritto e diretto dall’esordiente regista sudafricano Neill Blomkamp, che per quest’opera si è ispirato ad un suo stesso cortometraggio del 2005 intitolato “Alive in Joburg”. Un esordio che si è rivelato più che brillante considerando l’accoglienza di critica e pubblico, con la pellicola che ha finora incassato più di 120 milioni di dollari a fronte di un budget di 30 milioni, anche grazie ad una ingegnosa “campagna virale” prima dell’uscita.
Ingegnosa però è soprattutto l’idea di partenza della vicenda narrata, che ci presenta una popolazione aliena ghettizzata in quel di Johannesburg (città per molti anni teatro dell’apartheid), destinata ad essere sfrattata a seguito di episodi poco piacevoli nei confronti degli umani. Una situazione che si presenta fin da subito come una più che esplicita metafora dei molti scontri fra culture che purtroppo sono ancora oggi di stretta attualità, e che Blomkamp sa intelligentemente adoperare per offrire sia un ottimo spettacolo action, con molte sequenze spettacolari di buon impatto, sia una ulteriore testimonianza contro il razzismo. Una testimonianza piuttosto originale, che utilizza il contesto fantascientifico per effettuare un interessante rovesciamento del punto di vista: il protagonista umano, lo sfratta-alieni Wikus, difatti si trasforma dolorosamente in una creatura extra-terrestre, mettendosi letteralmente nei panni dell’“altro” ed accorgendosi così di come sia aberrante la discriminazione perpetrata dagli umani, anche davanti ad una situazione di assoluta inconciliabilità.
Una metamorfosi che risulta vincente anche sul piano del coinvolgimento, con lo spettatore che è portato a “vivere” la medesima inversione di vedute di Wikus. Di grande efficacia poi la regia stile mockumentary di Blomkamp, che dà alle immagini una patina di finto realismo non disdegnando di impressionare talvolta con scene più cruente da film horror. Buoni, infine, gli effetti speciali, seppure non eccelsi; ma onestamente, dopo una vagonata di prodotti fantascientifici in cui di buono c’erano solo quelli, non mi sembra il caso di colpevolizzare un’opera che utilizza finalmente la fantascienza per dare allo spettatore qualcosa in più di qualche sequenza spettacolare.
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Scritta da Manuel Celentano lunedì 27 luglio 2009, letta 6456 volte
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