“Specchio, specchio delle mie brame” declama una diabolica Charlize Theron nel ruolo della Regina Ravenna, simulacro di una bellezza cristallizzata che trascende le leggi del tempo. A breve distanza dal “Biancaneve” con Lily Collins e Julia Roberts, ecco arrivare sul grande schermo un’altra trasposizione della famosissima fiaba dei fratelli Grimm (che nel 1937 aveva ispirato il celebre capolavoro della Disney): “Biancaneve e il cacciatore”, rivisitazione in chiave fantasy e squisitamente dark della storia della principessa dal candido incarnato e dei sette nani che le offrono rifugio e protezione. Una mega-produzione da 170 milioni di dollari affidata al regista esordiente Rupert Sanders (proveniente dal campo degli spot pubblicitari), con un copione scritto a sei mani ed un apparato tecnico di indubbia efficacia, dotato di effetti speciali di primo livello.In questa fiaba gotica e tenebrosa, che più della grazia del classico Disney richiama alla mente l’universo fanta-medievale tipico dei romanzi di J.R.R. Tolkien (anche grazie alla cupa fotografia di Greig Fraser), Biancaneve è una giovane principessa fuggitiva impersonata dalla diafana Kristen Stewart. Ad usurpare ai sette nani il posto nel titolo è invece Eric, forzuto cacciatore che ha l’aspetto muscoloso e decisamente rude del Thor cinematografico Chris Hemsworth (tra il martello di Thor e l’ascia del cacciatore, in effetti, non cambia poi molto), mentre i nani pacifici e bonaccioni del film d’animazione qui diventano sette simpatici mini-guerrieri (fra i quali si riconosce il veterano Bob Hoskins). Ma la vera ragion d’essere del film risiede nell’antagonista di turno: una maestosa Charlize Theron, che si cala con solenne malvagità nella parte della Regina Ravenna, oscura signora ossessionata dal mito dell’eterna giovinezza. Ed infatti il maggior elemento di fascinazione della pellicola è proprio lei, sublime maestra di magia nera, con una certa propensione alla paranoia e all’isterismo causata dalla paura di invecchiare (al punto che, con un pizzico di ironia, si potrebbe quasi suggerire che la figura di Ravenna rappresenti una terrificante allegoria della menopausa).
Un personaggio, quello della malefica sovrana, del quale la Theron sa cogliere perfettamente la dimensione mitica e vampiresca, al punto da mettere in ombra (con tutte le giustificazioni narratologiche del caso) la povera Biancaneve, a dispetto di quanto possa affermare uno specchio dei desideri non troppo attendibile, ed il suo nerboruto compagno di avventure. Per il resto, “Biancaneve e il cacciatore” ci offre uno spettacolo di seducente meraviglia, fra citazioni variegate (da “Il signore degli anelli” ad Hayao Miyazaki), guerrieri che si frantumano in una pioggia di schegge di cristallo, mostruosi troll, tirapiedi incestuosi, uno specchio dorato che emerge dalla parete prendendo forma umana e la foresta più spaventosa ed allucinata in cui si possa avere la disgrazia di inoltrarsi. Mentre una menzione di merito, oltre alla suggestiva colonna sonora di James Newton Howard, va agli stupendi costumi di Colleen Atwood, primo fra tutti il nero mantello della Regina Ravenna, che all’occorrenza si tramuta in uno stormo di nerissimi corvi. Il successo del film ha già portato in cantiere l’inevitabile sequel, animato dalla speranza di avere come villain un degno successore di Ravenna.
Voto dell'autore 3.8/5

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Recensione musicata -
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