"Il signore degli anelli", dello scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien, è uno dei libri più famosi del pianeta, ed il padre del genere fantasy. Pensare di realizzarne una trasposizione cinematografica fino a qualche anno fa era più di una follia, data la vastità, complessità e ricchezza del mondo narrato nel romanzo; ma grazie alla caparbietà di Peter Jackson (prima della trilogia un regista poco conosciuto), al coraggio della casa di produzione New Line, coraggio ampiamente ricompensato, e al livello tecnico oramai raggiunto dalla computer grafica, nel 2001 questo progetto è diventato realtà.Il risultato finale supera le più rosee aspettative, visto che ci troviamo di fronte ad un capolavoro della cinematografia dei nostri tempi. Questo primo capitolo, "La compagnia dell'anello" (vincitore di quattro premi Oscar), il più compatto e lineare dei tre film, è un'avventura fin dall'introduzione (che già regala sequenze magnifiche) assolutamente avvincente. Il viaggio che compiamo con Frodo, l'hobbit portatore dell'anello, ed i suoi compagni, ci porta dritti dritti nella Terra di Mezzo, in un vero e proprio sogno ad occhi aperti. Tutto risulta curato nei minimi dettagli (personaggi, costumi, scenografie), e la ricostruzione dell'universo tolkeniano è perfetta. Jackson sembra non aver sbagliato nulla: a livello di sceneggiatura (giusto ad esempio tagliare Tom Bombadil, o dare una vera e propria personalità all'anello, simbolo del potere e vero fulcro della narrazione), a livello di location (la Nuova Zelanda regala paesaggi a dir poco splendidi) e a livello di casting (un mix fra attori affermati e giovani esordienti, tutti però in parte). Inoltre con la sua regia, ricca di ardite riprese e con un innato senso di epicità, confeziona sequenze indimenticabili, come l'entrata in scena dei Nazgul o tutto l'attraversamento delle miniere di Moria, fotografate magistralmente da Andrew Lesnie.
Impossibile poi non citare la colonna sonora di Howard Shore, tra le più belle mai ascoltate, e gli effetti speciali della Weta Digital, che non sopraffanno la storia ma la completano. Sì perché questo film, come tutta la trilogia, non è solo uno spettacolo visivamente eccelso, ma ha una propria anima e narra, attraverso una fantasiosa metafora, delle nostre quotidiane difficoltà e debolezze, poiché tutti abbiamo un "anello" da (sop)portare.
Voto dell'autore 4.8/5

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Recensione musicata -
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