“In una caverna sotto terra viveva uno Hobbit”: con questa semplice frase lo scrittore inglese John Ronald Reuel Tolkien apriva uno dei più famosi romanzi d’avventura mai scritti. Pubblicato nel 1937, “Lo Hobbit” non è entrato soltanto nell’immaginario collettivo di intere generazioni di lettori, ma alcuni anni più tardi avrebbe costituito il punto di partenza per la trilogia de “Il signore degli anelli”, uno dei massimi capolavori della narrativa del Novecento. L’opera tolkeniana, che ha reinventato il genere fantasy facendolo assurgere ad un’incontestabile dignità letteraria, ha trovato un veicolo per il grande schermo grazie al regista neozelandese Peter Jackson, già autore, fra il 2001 e il 2003, della pluripremiata trilogia cinematografica de “Il signore degli anelli”. A neppure un decennio di distanza, Jackson e il suo team produttivo hanno deciso di fare ritorno nella Terra di Mezzo per realizzare una seconda trilogia, basata questa volta su “Lo Hobbit”.Dopo aver “ereditato” il progetto dal collega Guillermo del Toro, Peter Jackson e le sue co-sceneggiatrici, Fran Walsh e Philippa Boyens, hanno replicato l’immenso sforzo produttivo che aveva reso possibile la titanica impresa di portare al cinema “Il signore degli anelli”, ma con un approccio, incredibili a dirsi, perfino più ambizioso. Dal romanzo di Tolkien, lungo poco più di 300 pagine, Jackson ha ricavato infatti addirittura tre film, ampliando la materia narrativa in virtù di una scelta ben precisa: creare, con “Lo Hobbit”, un ponte che sappia collegare l’avventura di Bilbo Baggins con le vicende de “Il signore degli anelli” (che si svolgono circa sessant’anni più tardi), ricostruendo così lo scenario entro il quale avranno poi luogo il viaggio di Frodo, nipote di Bilbo, e la guerra tra le forze del Bene e l’Oscuro Signore Sauron. Un’operazione che va al di là di una pura trasposizione filologica de “Lo Hobbit” sullo schermo, ma che tuttavia non tradisce affatto lo spirito alla base dell’opera di Tolkien.
“Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato”, primo capitolo della nuova trilogia, ci restituisce infatti tutta la dimensione fiabesca dei libri di Tolkien, insieme al fascino di questo straordinario immaginario fantasy che mescola le influenze dell’antica mitologia nordica con elementi del folklore europeo, presentandoci un universo – la Terra di Mezzo – dominato dalla magia e popolato da creature ancestrali (nani, elfi, orchi). L’attore inglese Martin Freeman (noto grazie al serial Tv “Sherlock”) si cala alla perfezione nei panni di Bilbo Baggins, lo hobbit che abbandona la propria vita tranquilla nella Contea per esplorare il mondo che lo circonda e mettere alla prova la propria lealtà e il proprio coraggio in una compagnia di ben tredici nani. Al suo fianco, il grande Ian McKellen torna ad indossare il mantello del saggio stregone Gandalf, indispensabile guida della compagnia, sempre pronto ad intervenire nei momenti di difficoltà, mentre nel breve prologo ricompaiono perfino Ian Holm (Bilbo da anziano) ed Elijah Wood (suo nipote Frodo).
Ma accanto ai tredici nani tanto buffi quanto valorosi, capitanati dal fiero Thorin Scudodiquercia (Richard Armitage), lo spettatore ritroverà altri volti noti della Terra di Mezzo, come la signora degli elfi Galadriel (Cate Blanchett) e lo stregone Saruman il Bianco (il novantenne Christopher Lee), richiamati in una parentesi della trama per instaurare un filo conduttore con il sub-plot del film. Se la narrazione è focalizzata soprattutto sulla spedizione dei nani alla volta della Montagna Solitaria per recuperare il tesoro custodito dal drago Smaug, il regista inserisce anche ulteriori elementi, appena accennati nel romanzo: l’indagine condotta segretamente da Gandalf a proposito di una forza oscura e misteriosa, conosciuta come il Negromante, che potrebbe incrinare la pace nella Terra di Mezzo. Jackson, in ogni caso, non perde mai di vista l’aspetto favolistico e quasi picaresco del romanzo, e scandisce le tre ore di durata di questo primo film con un ritmo sempre incalzante, fra giganteschi troll, mostruosi orchi delle caverne e famelici mannari dalle fauci acuminate.
Il maggior merito di “Un viaggio inaspettato”, proprio come era accaduto per “Il signore degli anelli”, consiste infatti nella sua capacità di proporre un senso di epica cinematografica che sa mettere l’avanguardia tecnologica al servizio di una storia appassionante e dai molteplici risvolti. Pur con gli opportuni distinguo rispetto a “Il signore degli anelli” (che affrontava tematiche più impegnative e complesse), “Lo Hobbit” lascia incantati per la sua abilità nel conciliare le esigenze spettacolari del kolossal con il respiro classico, degno di un cinema d’altri tempi, di questa emozionante epopea che, per il “piccolo” Bilbo, funge anche da ideale percorso di formazione. In cabina di regia, Jackson dimostra di saper sfruttare appieno le potenzialità dell’innovativa tecnica dello HFR 3D, ovvero 48 frame al secondo (sperimentata per la prima volta proprio con “Un viaggio inaspettato”), per conferire ulteriore profondità ad uno spazio filmico che si sviluppa in più dimensioni, fra altezze vertiginose e strade sospese nel vuoto.
La grandiosità della messa in scena, le stupefacenti sequenze d’azione e di massa, la magnifica ricostruzione della Terra di Mezzo nei paesaggi mozzafiato della Nuova Zelanda (stupendamente fotografati da Andrew Lesnie) contribuiscono a rendere “Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato” un’esperienza visiva assolutamente unica, in grado di conquistare tutti coloro che hanno amato i libri di Tolkien (al punto da farsi perdonare qualche lungaggine che tuttavia non influisce sul livello di coinvolgimento del pubblico). E se il film lascia appena intravedere il terrificante drago Smaug e la tenebrosa sagoma del Negromante, in compenso ci regala un momento davvero memorabile: l’incontro, nelle profondità delle Montagne Nebbiose, fra Bilbo e Gollum (al quale presta voce e movimenti, ancora una volta, l’attore Andy Serkis), con la celeberrima gara d’indovinelli e la comparsa di quel magico anello dell’invisibilità al quale è legato il destino dell’intera Terra di Mezzo. La saga de “Lo Hobbit” proseguirà con i due capitoli successivi, “La desolazione di Smaug” (2013) e “Andata e ritorno” (2014).
Voto dell'autore 4.3/5

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