Gli “intrusi” sono coloro i quali scompaginano le normali direttive nonché le consuetudini delle famiglie modello che i film intrisi di buoni sentimenti non esitano mai nel raccontare. Juan Carlos Fresnadillo, regista spagnolo, nel film “Intruders” ammicca al suo connazionale Jaume Balagueró (vedi “Darkness”), dentro una regia convulsa e priva di degne atmosfere di genere, concentrando la propria sceneggiatura su una visione intimamente familiare, più drammatica e favolistica che di pura tensione horror. L’uomo nero si vede a malapena, è fatto perlopiù di pixel e non fa mai paura.La metafora del diseredato non acchiappa le attenzioni e non tiene il ritmo, continuamente disturbato da precipitose apparizioni e da improbabili scontri. Il filo narrativo, il nesso logico, vengono totalmente a mancare, e l’interesse iniziale nei confronti del soggetto scema gradualmente in un ibrido insipido e ripetitivo. Non salvano il film né un Clive Owen in ribasso né la splendida Carice van Houten (la protagonista di “Black book”). Gli altri attori spagnoli (il film è una co-produzione fra Spagna e Gran Bretagna) svolgono il compitino come da copione, mentre non dispiace solo il sacerdote Daniel Brühl. Persino il presunto momento di svolta non dà una sterzata credibile al film, afflosciando qualsivoglia direzione coerente della storia.
Voto dell'autore 2.9/5

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Recensione musicata -
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