Dopo James Wan (“Saw - L’enigmista”) e Darren Lynn Bousman (“Saw” dal secondo al quarto capitolo) tocca a David Hackl portare sul grande schermo “Saw V”, un nuovo episodio di questa interminabile serie horror (si dovrebbe chiudere con il settimo capitolo ma il condizionale è d’obbligo) che racconta le gesta di uno dei serial killer più sanguinari e perversi del mondo del cinema. In questo episodio però sembra azzeccato come non mai l’accostamento di ad un antico proverbio che diceva “Morto un Papa se ne fa un altro”, dato che in questa occasione morto l’enigmista (ricordiamo tutti la morte di Jigsaw nel terzo episodio) ne arriva subito un altro, con il detective Hoffman (Costas Mandylor) pronto e ben felice di raccogliere l’eredità del sanguinario assassino (Tobin Bell).“Saw V” si presenta sulla falsariga degli altri sequel di questa saga, ovvero senza alcuno spunto particolarmente innovativo, ma ha comunque il considerevole merito di concentrare lo sviluppo della vicenda più sull’aspetto psicologico dei personaggi che non sul gore, con un numero minore di scene splatter. Una scelta che aiuta il regista e gli sceneggiatori (Patrick Melton e Marcus Dunstan) a rendere abbastanza avvincente il narrato, fattore che era venuto del tutto a mancare nei tre capitoli diretti da Bousman. Narrato che si presenta come una partita a scacchi fra il detective Strahm (Scott Patterson), sopravvissuto miracolosamente alla trappola dell’enigmista, e il detective Hoffman, dove alla fine solo il più furbo riuscirà a vincere. Certo il largo impiego di flashback rende la sceneggiatura poco fluida e a volte fin troppo contorta, ma è apprezzabile lo sforzo nel cercare di migliorare la caratterizzazione dei vari personaggi della vicenda.
Nel calderone non manca il solito gioco al massacro che l’enigmista propone a personaggi apparentemente sconosciuti e senza alcun collegamento tra loro, che dovranno superare massacranti ed angoscianti prove se vorranno ottenere la salvezza da colui che li tiene prigionieri. In conclusione Hackl ci propone un film che certamente non raggiunge il più che soddisfacente livello del primo capitolo, ma che sa differenziarsi dagli altri sequel, che puntavano solo sulla mera spettacolarizzazione della crudeltà e della perversione del nostro serial killer.
Voto dell'autore 2.9/5

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