Prendi cinque ragazzi, fiondali in una casa isolata nel bosco e fagli vivere un’esperienza terrificante, memore di un cinquantenario di cinema dell’orrore e falli controllare da un gruppo di tecnici che, rinchiusi dentro una sala operativa, monitorano il tutto. Siamo nell’era dei reality show, e il regista di “Quella casa nel bosco”, Drew Goddard (produttore e sceneggiatore di “Cloverfield”, “Alias” e “Lost”), non ci pensa su due volte per gettare nel calderone citazionista ad oltranza l’elemento mediatico che più di tutti ha fatto disperdere l’idea della privacy.Dentro “Quella casa nel bosco” ci sono “La casa”, “La notte dei morti viventi”, “Non aprite quella porta”, “Hellraiser”, “Cabal”, e via dicendo. Dentro quegli stessi film c’è tutto un altro mondo che subentra a sovvertire le regole canoniche del genere. Dissacrare, massacrando le convenzioni, dentro una grande convenzione. Il gioco astuto ed efficace di Drew Goddard e dell’altro sceneggiatore, Joss Whedon, consiste proprio nella voluta ostinazione nel gioco assurdo dei perdenti. In ogni film horror, ambientato in luoghi isolati, c’è una banda di amici, eterogenei, che desiderano trascorrere giorni di assoluto relax ma finiscono sempre annientati dalle orde di famelici mostri, serial killer o zombie. Fra di loro ci sono sempre la “puttanella” di turno, il tipo atletico con cui sta già assieme (o con cui va subito a letto), l’intellettuale e lo “strafumato”.
Le tipologie di identificazione vengono plasmate in questo film, come sono plasmati i modelli di riferimento. Nel sovvertimento delle regole, però, si esaurisce in fretta l’effetto sorpresa, anche se questo film ha diversi colpi di scena e mantiene intatti il ritmo e la presa lungo tutto la sua durata. Ma mancano la strada alternativa, il diverso, la vera sorpresa. Non ci basta più il gore, soprattutto se poi oltre al fenomeno mediatico ci buttiamo dentro la catastrofe, la tanto teorizzata fine del mondo. Il film, divertente ed efficace, finisce per risultare “previsto” e logico, pur nella sua illogicità di fondo.
Voto dell'autore 3.1/5

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Recensione musicata -
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