A distanza di nove anni dall’uscita del primo episodio (“Underworld”, 2003), e con altri due capitoli nel mezzo, l’eterna lotta tra vampiri e licantropi prosegue con questo “Underworld - Il risveglio”, diretto da Måns Mårlind e Björn Stein, che pur essendo il quarto episodio di questa saga si presenta in realtà come il sequel del secondo (“Underworld evolution”, 2006). Questo film, girato interamente in 3D, ci racconta il risveglio, dopo anni di ibernazione, di Selene (Kate Beckinsale), che, dopo aver scoperto di essere diventata madre, cercherà in ogni modo di proteggere la figlia (India Eisley), un ibrido dagli straordinari poteri, dagli attacchi dei lycans.Come quasi in tutte le saghe di questa tipologia, dopo un buon primo capitolo, i restanti episodi vengono costruiti per il puro interesse commerciale delle varie case di produzione, sempre più interessate, in questo periodo di carenza di nuove idee, a non far morire filoni capaci nel corso degli anni di portare dei bei quattrini nelle loro tasche; ed anche “Underworld - Il risveglio” non si discosta per niente da queste premesse. A livello visivo vale la pena sottolineare la discreta prova dei due registi svedesi (già autori del thriller paranormale “Shelter” del 2010), che se la cavano bene in questo frullato di scene d’azione in stile video-game. Oltre però troviamo il nulla: dal punto di vista del soggetto le novità apportate alla trama risultano costruite esclusivamente per porre la basi ad un ulteriore capitolo della saga, e anche lo sviluppo della vicenda è sorretto da una sceneggiatura che non riesce a fare da collante alle varie situazioni proposte. Il film si sviluppa in un continuo protrarsi di combattimenti sanguinolenti ed adrenalinici inseguimenti, che vedono sempre coinvolti gli ormai acerrimi nemici vampiri e lycan, senza dire nulla di più sulla mitologia di queste leggendarie creature rispetto a quanto ci era già stato raccontato nei tre precedenti episodi.
Insomma, “Underworld - Il risveglio” assomiglia tanto più ad un lungo spot per video-game che non ad un film vero e proprio. Sangue, violenza e morte sembrano l’unico punto di interesse e di sviluppo di questo lavoro, che conferma, semmai ce ne fosse stato bisogno, che anche questa saga, come del resto tante altre dello stesso genere, non ha ormai più nulla da dire dal punto di vista dei contenuti.
Voto dell'autore 2.4/5

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