Uscito nel 1951 e presentato in concorso alla quinta edizione del Festival di Cannes, “Un americano a Parigi” è considerato uno dei cardini della commedia musicale americana, diretto non a caso dal regista di musical per eccellenza, Vincente Minnelli. Il film prende il titolo dall’omonimo poema sinfonico del 1928 di George Gershwin, le cui musiche sono contenute nella colonna sonora del film, insieme al Concerto in Fa Maggiore sempre dello stesso Gershwin.Gene Kelly, nella doppia veste di primo ballerino e coreografo, incanta con il suo tip tap trascinante e la sua danza atletica: le sue coreografie hanno fatto epoca. Le stupende musiche di Gershwin accompagnano i volteggi di Kelly e della diciannovenne Leslie Caron, al suo esordio cinematografico, per quasi tre quarti del film. Il film è un balletto cinematografico sottoforma di narrazione. La trama, un po’ flebile e zuccherosa, passa in secondo piano e fa da contorno ad un’esplosione di musica, balli e scenografie ispirate a correnti artistiche come l’Impressionismo, che hanno influenzato il grande regista. La scena del maestoso balletto finale è incalzante, in particolare la parte in cui Gene Kelly impersona il ballerino di un quadro di Henri de Toulouse-Lautrec e danza “attraverso” l’opera.
I numeri musicali del film sono ragguardevoli, specie per l’epoca. Nella danza finale i due protagonisti sono accompagnati da 120 ballerini, 220 costumi, e solo per questa scena il regista spese 450.000 dollari. “Un americano a Parigi” in totale costò quasi tre milioni di dollari, e vinse sei premi Oscar, tra cui quello per il miglior film. Una pellicola stimolante, trascinante, coinvolgente: per gli amanti del musical.
Voto dell'autore 4/5

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Recensione musicata -
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