Roger Donaldson (“Thirteen days”, “La regola del sospetto”) è un regista australiano navigato, che batte le affollate strade della cinematografia dal 1977. Il suo ultimo lavoro è questo “La rapina perfetta”, apprezzato sia dal pubblico che dalla critica americana e inglese, e che vede tra i protagonisti Jason Statham in un ruolo in cui, per una volta, non deve strafare. Tutto inizia con una rapina al caveau di una banca, in cui vengono trafugati non solo soldi, ma anche compromettenti fotografie che ovviamente tutti (dal governo, ai servizi segreti, al boss mafioso di turno) vogliono.“La rapina perfetta” è un gangster movie in cui la rapina viene presa come spunto per raccontare qualcosa di più, per metterci in grado di respirare a pieni polmoni l’aria rivoluzionaria della Londra anni ’70. Infatti tutto quello che vedremo su schermo prende spunto da personaggi esistiti e vicende realmente accadute, in un riuscito mix di finzione cinematografica e realtà storica che lascia allo spettatore la voglia di andare a consultare Wikipedia per cercare di capire chi fossero realmente i personaggi del film (in particolare lo pseudo-rivoluzionario di colore Michael-X). Se la sceneggiatura riesce ad affiancare storia e finzione, innestando l’una sull’altra con ritmo perfetto, anche dal punto di vista cinematografico siamo ad ottimi livelli. La telecamera guidata dall’esperto Donaldson non perde tempo ad indugiare su dettagli inutili e non ci risparmia le scene più violente, con un tocco vagamente tarantiniano che, in questo caso, non guasta.
Arriviamo agli attori. Jason Statham si toglie, finalmente, i panni del “superuomo super-pompato” (vedi “Crank” e i due “The Transporter”) e ritorna ad un ruolo per certi versi simile a quello del Turco in “Snatch - Lo strappo”, dimostrando che il suo talento d’attore di razza c’è ancora tutto. Il buon Jason è affiancato poi da una serie di bravi caratteristi, su cui spicca l’algida Safron Burrows (“Reign over me”, “Troy”) nella parte della vecchia fidanzata di Terry. Pollice in su quindi per quest’ultimo lavoro di Donaldson, che in maniera intrigante riesce a centrare un doppio obiettivo: intrattenere il pubblico e gettare luce su un capitolo abbastanza oscuro della storia inglese.
Voto dell'autore 3.9/5

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