A differenza di altri classici del genere western, come “Mezzogiorno di fuoco” o “Sentieri selvaggi”, “Un dollaro d’onore”, diretto dal poliedrico Howard Hawks, autore del noir “Il grande sonno” e del musical “Gli uomini preferiscono le bionde”, ottenne fin da subito un ottimo successo di pubblico e di critica. Il motivo è forse da ricercarsi nell’apparente convenzionalità dell’opera, dotata di una struttura semplice e lineare in cui si ritrovano molti luoghi comuni del genere, dallo sceriffo leale e coraggioso, interpretato dall’icona John Wayne, agli spietati fuorilegge.In realtà però il racconto di Chance e compagni è tutt’altro che banale. C’è per iniziare l’intenzione della coppia Hawke-Wayne di sovvertire la tesi sostenuta da “Mezzogiorno di fuoco”, che voleva i tutori della legge abbandonati da tutti nel momento del bisogno. In questa pellicola difatti lo sceriffo riceve varie proposte di aiuto ma è lui a rifiutarle per non mettere in pericolo gli offerenti. Il risultato alla fine è comunque il solito, a difendere la legge si è in minoranza, soprattutto se con una moneta d’oro si può assoldare un killer. Comunque non è questo l’argomento principale del film, che invece sembra più focalizzarsi sul tema della “riabilitazione”, vista come sempre possibile e risorsa preziosa per il bene comune. Lo fa attraverso le interessanti storie dei personaggi di Dude (Dean Martin) e Feathers (Angie Dickinson), entrambi ottimamente caratterizzati, come d’altronde lo sono lo sceriffo, tutto di un pezzo come tradizione, ma poi pavido nelle relazioni amorose, e il vecchio Stumpy (Walter Brennan), che con la sua simpatia suscita diversi sorrisi. “Un dollaro d’onore” è infatti anche un western piuttosto ironico, che spesso gioca con gli stereotipi che propone.
Ottime le interpretazioni, Dean Martin su tutti, e perfetta nella sua linearità la regia di Hawks, che nei primi quattro minuti senza dialoghi ci consegna un saggio di cinema, delineando gran parte dei personaggi solo con la forza delle immagini e della colonna sonora. Ed ecco l’altro elemento di pregio del film, la musica di Dimitri Tiomkin, protagonista assoluta in un’altra bella sequenza, quella in cui Dude e Colorado (la rockstar Ricky Nelson) intonano un paio di canzoni. Va detto però che tutte queste qualità non evitano di sentire i 141 minuti della durata, a tratti non troppo coinvolgenti, come quando si soffermano sulla love story fra Chance e Feathers.
Voto dell'autore 4.1/5

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Recensione musicata -
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